martedì, febbraio 07, 2006

Bomber !!! Jose Altafini


Articolo tratto da: "IL GIORNO"

Lunedì 23 Giugno 1958


"Ho segnato all'Inter un gol in bicicletta"
.. Cosi si è espresso, soddisfattissimo del suo esordio a San Siro, il neo..milanista José Giovanni Altafini detto Mazzola

Questo vuole essere un semplice ritratto fisionomico di José Giovanni Altafini, detto Mazzola, cittadino brasiliano dal 24 luglio 1938, giorno in cui la signora Maria Marchesini Altafini lo ha dato felicemente alla luce nella città di Piricicaba, Stato di Sao Paulo. lo non conosco il calciatore José Giovanni Altafini detto Mazzola. Un ritratto di lui sotto l'aspetto calcistico non mi sarebbe possibile se non con l'aiuto della fantasia, che certo non concilia con la tecnica del calcio.
Conosco José Giovanni Altafini per aver conversato con lui un' ora buona a Indoos, quartiere generale dei brasiliani ai Campionati del Mondo"1958. Prima di avvicinarni alla sua tavola, parlai con Dina, che di cognome è Sani. oriundo lucchese. Dino è stato arretrato da interno a mediano per le particolari esigenze tattiche manifestate da Guttman, allenatore del Sao Paulo. Come è noto, Guttman ungherese. Al Milan, parlando per l'astutissima bocca di Busini, manifestò sempre opinioni ca1cistiche nettamente avverse al difensivismo. Sotto la sua guida, il Milan giunse a capeggiare la classifica del campionato. Essendo caduto in crisi a primavera, la squadra venne sottratta alla guida di Guttman, che rappresenta forse l'unico caso di allenatore licenziato quando ancora la sua squadra capeggiava la classifica.

Giocava bene e molto

Appunto per tenere un uomo libero in difesa! Guttman richiamò Dino dalla prima linea alla mediana e gli aprì le porte della squadra difensiva concepita da Feola per i mondiali 1958. Ora Dino Sani verrebbe molto volentieri in Italia, ma parlando con lui al Touristhotell di Indoos, finì di convincere i brasiliani sulla mia qualità di "comprapedate" per conto di qualche società italiana. E quando fui certo di aver individuato Mazzola che tutti avevano cercato di non farmi incontrare, e gli andai vicino per l'intervista, subito
accorsero due austeri signori che mi invitarono a non compromettere la prima digestione (quae sit in eos) di una così importante pedina del gioco brasiliano. Mazzola stava modicamente abbuffandosi a base di costolette e di riso. ..
Un mio amico gli aveva recato "Il Giorno" con la rivelazione del suo passaggio al Milan. Sapendomi de 'Il Giorno" mi pregò sottovoce di attenderlo ad un tavolo un poco discosto dal clan dei brasiliani. Fini di mangiare e venne subito gentilmente, a sedersi dirimpetto a me. La notizia pubblicata dal nostro giornale lo aveva molto eccitato. Egli adocchiava preoccupato i colleghi ed i dirigenti rispondendo alle mie domande, che erano le solite.
Di Piticicaba ho detto, così del giorno in cui è nato e del nome della madre. Il padre si chiama Joachim e non esercita più alcun mestiere. José Giovanni è alto un palmo di 1 più. La sua struttura è del normotipo agile e insieme potente. Ha i. fianchi strettissimi e il torace in proporzione molto più vasto. Forse sarebbe riuscito un ottimo scattista.! Ma a Piricicaba lo sport dei poveri è il calcio e José 'i Giovanni ha giocato a calcio fin da bambino.
Ha frequentato le scuole elementari (sino alla quarta), poi un corso di apprendista meccanico. E quale apprendista meccanico ebbe il tempo di imparare a calciare bene con j due piedi, sicché lo accettarono senz' altro al Club atletico piracibano (C.A.P.).
Giocava con eguale disinvoltura nei tre posti centrali dell' attacco.
Joachim Altafini, figlio di livomese, smise di osteggiare la passione calcistica di José Giovanni quando si presentò a casa sua un inviato del Palmeiras. A Josè Giovanni diciassettenne si assicuravano 4000. cruzeiros al mese e un posto nella squadra dilettantistica del grande club paulistano.
Trasferito a Sao Paulo, Iosé Giovanni veniva guardato come un fenomeno. Infatti era biondo. E dovendo ancora crescere parecchio, somigliava stranamente a Mazzola, famoso anche in Brasile. A dargli questo nome fu Humberto Tozzi, che poi sarebbe venuto alla Lazio.
Debitamente battezzato come sembra di prammatica in Brasile, Mazzola incominciò la sua carriera di calciatore con applicazione degna della sua fame di gloria e di denari. In due anni arrivò alla prima squadra. In tre, alla nazionale brasiliana. Intanto, si era fatto la ragazza, che si dùama Elena D'Addio.

Ricordandola arrossisce

Ricordandola, Mazzola arrossisce quanto gli consente il viso, che è già rossiccio come negli irlandesi. A scrivere il suo nome impiega abbastanza per convincermi della propria felice natura muscolare. L'apostrofo del cognome di Eleana lo confonde. Salta "a", si impappina su quella vocale che non entra nelle sue convinzioni grafiche.
Lo aiuto come ritengo mi tocchi, avendo anch'io frequentato la quarta elementare, ma in Italia, da dove provengono i D'Addio. Eleana ha 18 anni. Non so quanto sia bella. So che Mazzola ha garantito di valerla sposare prima di trasferirsi in Europa. Al Brasile i ragazzi crescono presto. E un milionario come Mazzola può pure sposarsi a vent' anni...
Sui milioni debitamente versati dal Milan non credo di insistere. Mi rafforzo invece nella convinzione che Pedro Rossi abbia combinato tutto con il signor Joachim a Piricicaba, versando sul suo conto il robusto malloppo del Milan. Mazzola non sa con precisione dove Pedro Rossi e suo padre abbiano deciso di mandarlo. Erano in lizza tre squadre italiane. Adesso apprende che a vincere l'asta è stato il Milan. "E sto muito contente, scrive sul mio taccuino, de iogar no Milan come Schiaffino, Liedholm e Grillo".
Ha visto il Milan per televisione nella sfortunata finale europea di Bruxelles.
Gli è molto piaciuto. E sta muito contente per questo.
Sorride impacciato appropriandosi all' esame grafologico (oh, molto sommario) che io gli chiedo;non solo per avere conferma del suo trasferimento, bensì anche per penetrarne un poco il carattere. Mazzola se la fa decisamente meglio con il pallone che non con la penna.
Questo è già un segno buono. Poi, depone anche bene la grafia. È un tantino intozzata, di chi veramente è nato per comandare (sia pure una prima linea di calciatori). È di illetterato, come si addice ad un atleta autentico. È generosa, aperta, cordiale, e neanche priva di intelligenza.
Circa la consistenza culturale di Mazzola, basta forse il rozzissimo test in cui l'ho sottoposto a dame una idea. Egli non ignora la data della propria nascita e i nomi del padre e della madre sa che il padre di suo padre è andato in Brasile da Livorno: non ricorda il nome del nonno perché è morto, dice, quando lui era piccino. Sotto l'aspetto fisico, Mazzola è quel che si dice uno splendido ragazzo. Una zazzera biondo-rossiccia gli scende arricciolata sulla fronte (che non è bassissima).In cranio è ben modellato, livemente brachicefalo, forse denunciando l'origine latina della madre. Gli occhi sono castano-chiari, abbastanza vivaci. Il naso è breve e diritto, un poco appuntito. Il labbro superiore è relativamente corto. Larga la bocca, magnifici i denti. Il mento volitivo, robusto è il collo. Il .j colore della pelle è roseo dove non spesseggiano le efelidi, che conferiscono un tono quasi infantile al suo viso.
Sotto l'aspetto tecnico-atletico, di Mazzola nulla conosco,
se non per quanto mi hanno riferito i colleghi. Batte egualmente bene con i due piedi; possiede spiccato senso acrobatico; scatta con molta energia; entra senza paura in contatto con gli avversari. A Milano, ha esordito segnando in rovesciata (lui dice"in bicicletta") un bellissimo gol all'Inter. Gli dico che quel gol dovrebbe essere un ottimo auspicio per un milanista.
Mazzola scopre i denti in un sorriso smagliante. Mi viene il sospetto allora che sappia di avere un sorriso così bello. Penso a Elema fresca sposina, a suo marito Mazzola, idolo di mezza Milano. Non ho tempo tuttavia di essere maligno: i brasiliani, malignazzi, mi stanno cirrondando allarmati. Viene Gilmar e dice che è una vergogna. Mazzola protesta: "È un periodista, egli dice di me, non un emissario do Milan". Si fa avanti una ragazza svedese e Gi1mar baDa subito con lei. Infine si pre.senta Feola: "Va' a pigghià l'argento" dice. "Muito obrigado" si inchina MazzoIa.
Gli danno due dollari al giorno quale argent da poche, e cento dollari per ogni incontro vinto. "Muito obrigado" dice anche a me Mazzola. E Feola mi dardeggia occhiate che io fingo di non rilevare.
"Voi italiani - sibila infine. molto seccato - mi state sfrugogliando o ' guaglione. Mo' tiene a capa stunata". E giura che se va di questo passo, porco qua porco là, il giorno della finale lo schiaffa defora.

Il Giorno, lunedi 23 giugno 1958

Nella foto Altafini e Schiaffino con la casacca del Milan.