martedì, febbraio 21, 2006

Boniek e l'era d'oro del calcio polacco



by FIFAworldcup.com

C’è un polacco che nel 1985, a Torino, diede spettacolo e trionfò sulla neve. Ora aiuta i suoi connazionali, impegnati nei Giochi Olimpici, a fare altrettanto. Il suo nome è Zibì Boniek, protagonista di tre edizioni della Coppa del Mondo FIFA.

Dal 10 al 26 febbraio Torino ospita i XX Giochi Olimpici invernali e non è difficile incontrare in città alcuni personaggi che hanno legato il loro nome a grandi imprese sportive.

FIFAworldcup.com ha incontrato Zbigniew Boniek, uno dei più grandi giocatori polacchi di tutti i tempi. Boniek, cinquant’anni davvero ben portati, giocò per tre anni a Torino nella Juventus, fra il 1982 e il 1985, proveniente dal Widzew Lodz, prima di trasferirsi alla Roma dove chiuse la carriera. Da allora, compresa anche una breve e poco fortunata esperienza come allenatore, continua a risiedere in Italia. In questi giorni collabora con la delegazione olimpica polacca che lo ha scelto per gestire le pubbliche relazioni, sfruttando la sua conoscenza della città e della lingua.

Zibì, come venne soprannominato facilitando il compito di tifosi e cronisti, alle prese con il suo nome di difficile pronuncia per gli italiani, nei suoi anni torinesi si conquistò l’appellativo di “Bello di notte”. Sapeva infatti essere particolarmente decisivo nei match internazionali disputati in notturna. Fra questi è indimenticabile la finale della Supercoppa Europea fra Juventus e Liverpool, disputata a Torino il 16 gennaio 1985 su un terreno di gioco completamente ghiacciato e ricoperto di neve. Fu proprio una doppietta dell’ala sinistra polacca a decidere il match, giocato grazie all’utilizzo di un pallone di color arancione.

Insieme ai Giochi Olimpici invernali, la Coppa del Mondo FIFA è sicuramente l’evento sportivo per eccellenza del 2006. Qual è per Zibì Boniek il ricordo dei tre Mondiali vissuti da calciatore?
Ricordi bellissimi, in tutte le edizioni a cui ho preso parte abbiamo superato il primo turno. In Spagna siamo addirittura arrivati sul podio, sconfiggendo la Francia di Michel Platini nella finale per il terzo e quarto posto.

In quell’edizione non disputasti la semifinale a causa di una squalifica…
Un vero peccato quell’ammonizione a due minuti dal termine. Non potei disputare la semifinale e questo è un grande rammarico che a distanza di anni non ho cancellato.

Con Boniek quella contro l’Italia sarebbe stata un’altra gara?
Non devo essere io a dirlo, ma ero davvero in un momento di forma eccezionale, stavo giocando molto bene, con il Belgio avevo realizzato una tripletta. Probabilmente gli azzurri avrebbero vinto ugualmente, ma la mia assenza fu pesantissima, equivaleva a togliere Paolo Rossi all’Italia. Meglio non pensarci più...

L’avventura in Argentina, a soli ventidue anni, aveva posto le basi per quello splendido Mondiale spagnolo…
A dire il vero eravamo nel corso di un lungo periodo d’oro per il calcio polacco. Avevo diciassette anni nel 1974 quando in Germania sfiorammo la finale e chiudemmo terzi. Feci un tifo indiavolato. Un anno dopo entrai nel giro della nazionale e nel 1978 presi parte al mio primo Mondiale. Nel girone finale incontrammo l’Argentina, il Brasile ed il Perù.

Il compito, vista la presenza dei padroni di casa era improbo…
Noi facemmo il possibile, ma fu proprio l'Argentina, secondo pronostico, ad accedere alla finale.

Messico 1986 fu un po’ il canto del cigno per il calcio polacco…
Ci qualificammo per gli ottavi di finale dove perdemmo per 3-0 contro il Brasile. Fu un discreto Mondiale, ma da quel giorno siamo entrati in una grave crisi dalla quale solo ora, dopo tanti anni, ci stiamo lentamente riprendendo.

I primi segnali si erano avuti a Corea/Giappone 2002…
Il Mondiale asiatico, dopo un promettente torneo di qualificazione, fu un flop completo. Anche per questo è importante esser presenti in Germania, c’è voglia di riscatto.

Il precedente storico in terra tedesca è favorevole. Quanto è importante secondo te la vicinanza geografica?
Indubbiamente saranno moltissimi i miei connazionali che accorreranno per sostenere la nazionale. I giocatori, sia per questo motivo che per un’abitudine ai luoghi ed al clima, si potranno esprimere in una situazione ambientale favorevole. In ogni caso ad essere basilari sono i valori tecnici della squadra e da quel punto di vista ci sono molte incognite.

Che Polonia sarà?
È una squadra operaia, senza grandi stelle. Un buon collettivo nel quale spiccano i due portieri, Dudek e Boruc oltre alla punta Zuravski. Poi ci sono molti altri giocatori piuttosto bravi, ma ancora sconosciuti e senza troppa esperienza. Chissà che non si possa far bene, ma sarà difficile andare oltre gli ottavi, mentre il gruppo A mi sembra abbordabile. Germania ovviamente a parte, contro Ecuador e Costa Rica abbiamo già dimostrato di poter ampiamente competere.

Chi sono le tue squadre favorite per il Mondiale?
La Germania che gioca in casa, l’Inghilterra e l’Olanda. Il Brasile sa di essere il più forte con la palla nei piedi, ma deve ricordarsi della fase difensiva. La Francia è temibile, ma spesso solo fra le mura amiche, mentre la Spagna sul più bello di solito si perde.

E l’Italia? Dimenticanza o convinzione? Zibì, uno che non le manda certo a dire, sorride e ci lascia con il dubbio…