martedì, febbraio 07, 2006

Bruno Pesaola visto da Firenze



Nato a Buenos Aires da genitori d'origine italiana, il 25 luglio 1925, crebbe nei millonarios biancorossi del River Plate dove rimase fino al 1944 per passare al Dock Sud di Buenos Aires e poi prendere al balzo l'occasione di
giocare nel dolce stivale, nella Roma, la sua prima squadra italiana dove esordì nella stagione 1947-48. Un anno fortunato dove 'el petisso' (il piccoletto), soprannome attribuitogli per il fisico tutt'altro che corpulento, disputò 38 presenze in attacco segnando 11 reti, così salvando la Rometta da una sicura retrocessione. Nella capitale rimase tre stagioni, lottando sempre per non cadere in B. Passò per un biennio al Novara per poi fare un lungo passo in direzione sud: destinazione Napoli. Coi partenopei del presidente Lauro giocò dal 1952-53 fino al 1959-60. Eccetto l'ultima sfortunata
annata, conclusa nelle retrovie della classifica, gli azzurri giocarono sempre a ridosso delle grandi e Pesaola divenne una delle pedine più importanti
della squadra vesuviana, conquistando anche la maglia della nazionale maggiore il 26 maggio 1957 contro il Portogallo a Lisbona in occasione di un incontro valevole per la qualificazione ai mondiali del 1958 in Svezia.
Nel 1960-61 giunse in B al Genoa per chiudere nella Scafatese in quarta serie.
Nel 1962-63 prese subito la guida della panchina napoletana, ma l' anno marcò male. La squadra retrocedette in serie cadetta e Pesaola venne esonerato,
per poi essere richiamato un anno dopo alla guida della compagine in seconda divisione. Pronta risalita dopo due anni di purgatorio nel 1965. Il Napoli
del successivo triennio con Pesaola fu il migliore che a memoria d'uomo ci si potesse ricordare. Terzo posto nel 1966, quarto posto nel 1967 (ma a soli 5 punti
dalla Juventus campione) e uno storico secondo posto nel 1968 (sebbene staccato dalla capolista rossonera). Capendo che di più era impossibile chiedere alla società e alla squadra, e avendo addosso il peso di una tifoseria che pretendeva il suo primo scudetto, Pesaola, conscio della situazione, decise di farsi da parte e di prendere in mano la panchina della Fiorentina.
I viola l'anno prima avevano perduto la figura di Beppone Chiappella, esonerato dopo i primi iniziali cattivi risultati, e sostituito dal duo Ferrero-Bassi. Il compito del Petisso, ingaggiato dal dirigente sportivo Montanari, fu chiaramente quello di rilanciare un gruppo giovane che tra alti e bassi era comunque giunto quarto in classifica l'anno prima.
Tra la sorpresa generale la Fiorentina fatta in casa, con una formula non dissimile da quella del buon Chiappella, riuscì a primeggiare per tutto l'anno.
Messe da parte le bizze tattiche di Chiarugi e convinto Amarildo ad appoggiare il nuovo disegno del tecnico, una difesa fortissima fondata sulla coppia Ferrante-Brizi e sulla sorpresa Superchi, diede una grande protezione alla squadra che sorretta da Rizzo ed Esposito permise agli interni De Sisti e Merlo di proporre soluzioni alternative al devastante Maraschi.
Il gioco fu enormemente fluido. La formazione divertiva e sembrava non avere condizionamenti o risentire di pesi particolari in vista della vittoria finale. A Pesaola
venne riconosciuto il merito di avere dato una personalità nuova alla squadra, una mentalità vincente prima solo sfiorata.
In viola, dopo il quinto posto del 1970 e la positiva esperienza in Coppa dei Campioni, concluse la sua parentesi nel 1970-71 con l'esonero a causa di una stagione che stava precipitando e che solo grazie al 'mago delle salvezze' Oronzo Pugliese si recuperò.
Dopo lo stop per una stagione, nel 1972-73 arrivò al Bologna dove condusse tranquilli campionati da metà classifica nonostante i vari Bulgarelli, Savoldi e Bob Vieri, con l'acuto della vittoria di Coppa Italia edizione 1974 in una finale incandescente contro il Palermo e terminata solo ai rigori dopo l'1-1 dei tempi regolamentari.
Dopo il ritorno al Napoli nel 1976-77, si ripresentò a Bologna a sostituire il mister Cervellati nel 1977-78. L'anno dopo la dura legge dell'esonero colpirà però proprio il Petisso.
Nel 1979-80 tentò l'avventura in Grecia al Panathinaikos, per ritornare al Siracusa in serie C nel 1980-81 e poi rientrare nella vetrina napoletana nel 1982-83, in sostituzione di Giacomini, in un declinante Napoli
pre-Maradona. L'ultima esperienza in panchina la ebbe con la seconda squadra del golfo, il Campania Puteolana.
Divenuto commentatore sportivo e soggetto televisivo, ancora oggi il Petisso è un prestigioso uomo di calcio. Persona semplice e genuina, è l'ultimo allenatore viola ad essersi fregiato del titolo tricolore.
Ormai la ruota ha girato 35 volte...


e qui un video del 48 49 relativo a un Roma Torino 1 a 2 quando il Petisso vestiva il giallorosso...