giovedì, febbraio 16, 2006

BURGNICH



Campione d'Italia con la Juventus, al Palermo e poi alla grande Inter, per diventare il terzino storico della nazionale. Una seconda giovinezza a Napoli seguita da una carriera da allenatore

Un duro corretto. Due parole essenziali e decise come il suo carattere. Parliamo di Tarcisio Burgnich, l’emblema del marcatore possente. Sicuramente nessun difensore ha mai avuto le sue doti sia fisiche che la personalità nel panorama del calcio del dopoguerra.

Burghich è stato sempre un giocatore che si è battuto con lealtà, al punto che i suoi interventi sulle gambe degli avversari erano destinati a neutralizzarli, ma senza mai procurare danni. In quel periodo le grandi punte del nostro calcio cadevano sotto il suo controllo.Per lui una sola direttiva, la “marcatura ad uomo”, novanta minuti su novanta.

Mitici i duelli con Gigi Riva e Pierino Prati, calciatori che si scontravano con il terzino interista proprio sotto l’aspetto fisico. In quelle partite la forza e l’esperienza sprizzavano in continuazione. Atleta silenzioso, introverso, mai una polemica, la sua serietà lo hanno reso modello di una condotta nel calcio unica e ammirabile.

L’esordio è nella Udinese, la squadra della sua terra. La prima partita è un disastro. A S.Siro è un netto 7 a 0 con il Milan. L’anno dopo arriva nella Juventus, dove conquista lo scudetto.Per lui si parla di carriera a Torino. E’ un uomo da maglia bianconera, la sua serietà è ideale per lo staff degli Agnelli. Parola è il suo allenatore e a fine stagione conta 13 presenze in una squadra che vede protagonisti assoluti Charles e Sivori con l’ultima regia di Boniperti.

Invece arriva una grossa delusione, viene venduto al Palermo. Sembra che i grandi scenari del calcio possano fare a meno del Burgnich possente ma forse difensore troppo lento.Invece la fortuna arriva proprio quando gioca contro l’Inter. Le sue doti convincono Herrera e per la stagione prossima è nell’elenco delle richiesta da fare a Moratti senior.

E’ la stagione 1962-63 è nasce quella coppia di terzini che sarà storia per il nostro calcio: Burgnich-Facchetti sarà mitico come e soltanto al duo Foni-Rava.In una squadra fortissima arriva subito il tricolore, il secondo della sia carriera.

Con Herrera però non tutto andava bene; serio fino alla fine, il difensore non amava i ritiri, specialmente quelli dopo partita. Unico contrasto di una felice collaborazione.Passano pochi mesi e Fabbri lo convoco per la nazionale. Esordio all’Olimpico il 10 novembre 1963 per un pareggio 1 a 1.Incomincia un’epoca del calcio che lo vede assoluto protagonista mondiale. Con l’Inter domina in campionato, in Europa e nel mondo, con gli anni delle due doppiette Campioni-Intercontinentale.

La storia della nazionale è la sua storia. Eccolo ai mondiali di Corea, e dopo vincitore della Coppa Europa. Non manca ovviamente nelle mitiche partite del mondiale 1970. Nella semifinale con la Germania firma il gol del pareggio (2 a 2) dopo che l’Italia era sprofondata nell’amarezza con la rete di Muller nata da una papera della nostra difesa. Nella finale l’immagine di Burgnich che salta contrastando inutilmente la splendida elevazione di Pelè, la rete del vantaggio carioca, rimane nella mente di tutti i tifosi con splendida amarezza.

Gli anni settanta sono ancora i suoi con uno scudetto vinto con Invernizzi ed un Inter dei miracoli nel campionato 1970-71. Poi una finale persa con l’Ajax.In nazionale il mondiale del 1974 è quello della sua fine con la maglia della nazionale, come Mazzola e Rivera. Sicuramente melanconica, considerata che nella sua ultima partita con la Polonia, al 31’ è un infortunio a fargli lasciare il campo. Sono 66 le presenze in azzurro, e due le reti realizzate.

Per Burgnich è veramente la fine di un ciclo; infatti dopo aver lasciato il club Italia, lascia anche l’Inter. A trentacinque anni si apre un nuovo capitolo quello del Napoli.Nonostante non sia più giovanissimo, Luis Vinicio, allenatore dei biancoazzurri e amore eterno della città partenopea, rivoluzione la figura del difensore.Non più terzino, ma libero in una delle prime squadre del nostro calcio che vuol provare a giocare a zona. Sul modello del nuovo calcio, il Napoli diverte e si diverte e rischia di vincere lo scudetto.Al termine della stagione un secondo posto a soli due punti dalla Juventus.

Ancora due stagioni e poi per lui i banchi di scuola per diventare allenatore, per una carriera che non sarà sicuramente facile.Dopo il suo ritiro,ormai più di venti anni fa, nel nostro calcio un giocatore come lui non si è più rivisto. Le sue doti e la sua morale, dentro e fuori il campo di gioco fanno parte, forse, di un calcio che non esiste più.