sabato, febbraio 18, 2006

CHINAGLIA 1969



La Lazio è la sorpresa del campionato e si fa luce un attaccante, Giorgio Chinaglia. Dall' "Intrepido" di quel periodo una delle sue prime interviste

D. - Tutti i giornali affermano che lei è cresciuto in Inghilterra, anche se ha carta di identità e passaporto italiano.

R. - Infatti io sono il più inglese dei giocatori italiani. Sono emigrato in Inghilterra a Cardiff quando avevo sei anni, ma sono nato a Carrara il 24 gennaio 1947. Mio padre un giorno decise di andare in Inghilterra per aprire un ristorante, e ovviamente portò con lui la sua famiglia.

D. - Come si è avvicinato al calcio?

R. - Mi sono avvicinato al calcio proprio grazie alla scuola. In Inghilterra in tutte le scuole vi sono squadre, tornei, campionati di ogni tipo. Avevo 15 anni e una squadra locale,lo Swansea, mi assunse come “allievo professionista” proprio per farmi giocare nella loro formazione. I ragazzi apprendono i primi fondamentali del calcio, e ricevano anche una paghetta di poche sterline; in cambio però devo accudire al campo di gioco, allo spogliatoio ed addirittura lucidare gli scarpini dei calciatori della prima squadra. L’anno dopo sono passato professionista sempre nella stessa formazione che militava in serie B. Diversamente da noi il campionato si gioca solo il sabato pomeriggio. Ho subito giocato come centravanti titolare. Arrivammo addirittura in semifinale della Coppa d’Inghilterra. Magari ce l’avremmo fatta, se non ci avesse battuti il Preston. Sono rimasto tre anni allo Swansea, navigando fra B e C e segnando circa quaranta gol.

D. - Poi è arrivato il suo “ritorno” nel nostro paese.

R. - In Italia tornavo spesso per le vacanza e così sono stato acquistato nel 1966 dalla Massese, che giocava in C. Arrivammo quinti in classifica e io misi a segno cinque reti. Mi allenava Genta, una vecchia gloria del Genoa. Subito sono stato convocato nella nazionale di pari livello contro l’Austria ad Udine e segnai anche in gol. Dopo sono passato all’Internapoli, dove ho giocato due campionati; il primo lo conclusi con un bottino di dieci reti.Il secondo anno il mio allenatore era addirittura Vinicio e qui cominciavo ad impormi come goleador con quindici reti.

D. - Chi ha deciso il suo acquisto nel club biancoazzurro ?

R. - Lo ignoro, vennero a vedermi e negli spogliatoi mi dissero che interessavo alla Lazio. Mi avevano ceduto.

D. - Per quale cifra ?

R. - Lo giuro non lo so. Chi dice 200, chi 180 milioni.

D. - Come stato il suo debutto nella massima divisione ?

R. - Sono stato fortunato,m infatti ho trovato una squadra giovane, decisa al rilancio, L’allenatore Lorenzo ha puntato tutto sulla velocità, sullo scatto. Io credo che oggi, ad essere in crisi siano gli squadroni di una volta. Oggi vanno le squadre veloci, ubriacanti come Fiorentina e Cagliari, e modestamente anche Lazio e Roma. Le squadre che partono in quarta con motore su di giri.

Noi cerchiamo di farlo. In questa stagione, contro il Bologna nella prima partita, abbiamo perso, ma ci siamo subito rifatti la settimana successiva superando il Milan.

Io ho fatto a Cudicini la rete del miracolo. Fu un terremoto.Tutti gli occhi della stampa si puntarono sulla Lazio. Poi ci siamo ripetuti nella quinta giornata, facendo tremare i titolo dei giornali.

Infatti battemmo i campioni d’Italia della Fiorentina, con un secco 5 ad 1 !

I viola che venivano dalla trasferta di Coppa Campioni a Kiev erano passati subito in vantaggio, ed stavano dormendo “sugli allori”di quel gol messo in cassaforte. E noi mentre i viola sonnecchiavano abbiamo fatto cinque reti. Fu una giornata indimenticabile e sui giornali il mio nome compariva sempre di più e si parlò di questo “novellino” che violava le reti più temibili. Cosa dire? Ci riproverò ancora. Per il momento i miei gol sono stati tre.

D. - I successi della Lazio sono gran parte dovuti al suo fiuto per la rete ?

R. - Vorrei precisare che i meriti di questi risultati sono da attribuirsi a tutta la squadra, oggi ringiovanita nei ranghi, diversa da quella degli anni precedenti. Merito di una saggia campagna acquisti.
D. - In molti sostengono che lei valga un miliardo …
R. - Non so, l’unica cosa certa che Roma e Lazio costituiscono una vera, nuova realtà del calcio centro-meridionale. Dopo un lungo digiuno anche la Capitale si rimette in marcia.

(dall'Intrepido n.49 del 4 dicembre 1969/.
L'immagine la copertina dell'Intrepido; Chinaglia viene disegnato come un "pericolo" per tutti i portieri)