venerdì, febbraio 03, 2006

Claudio Borghi


Il talento di Claudio Borghi fiammeggiava come un dardo accecante. Incantò tutti nella sfida di Coppa Intercontinentale del 1985, quando la Juventus di Platini e Laudrup superò a Tokyo in una delle più spettacolari partite della storia della competizione l’Argentinos Juniors ai calci di rigore. Claudio Daniel Borghi, che in bacheca aveva già due titoli nazionali e una Coppa Libertadores, espose nell’occasione in vetrina il meglio del suo repertorio, fatto di finezze prelibate, piedi da ricamo e fantasia da vendere. Se ne innamorò perdutamente il futuro presidente del Milan, Silvio Berlusconi, che non appena assiso sul trono rossonero, nella primavera del 1986, volle acquistare il grande talento in vista della stagione successiva. Arrivò al Milan nell’estate del 1987, quando già i due posti disponibili per gli stranieri erano occupati da Gullit e Van Basten. A sentir lui, gli fu fatta una promessa: «Se giochi bene il Mundialito, rimani». L’asso argentino scese in campo nel Mundialito per club e giocò benissimo: presente in tutte e quattro le partite, segnò anche un gol, il 21 giugno 1987 nel 2-0 al Porto. Il Milan vinse il torneo, lui fu premiato come miglior giocatore, poi l’arrivo di Sacchi e l’intoccabilità dei due fenomeni olandesi gli chiusero ogni spazio. Fu parcheggiato al Como di Agroppi, per valutarne meglio le possibilità e cominciò, improvviso, il suo declino. In quel ramo del Lago di Como… rivelò lo scatto di un giocatore di calcio-balilla. Borghi sceglieva una zolla all’inizio della partita e da lì non si muoveva. Non fu difficile capire perché (1987-88) giocò appena 7 partite, senza mai segnare... Inizia così un vorticoso girotondo di trasferimenti: Argentina, Brasile, Cile. A metà del 1998, dopo un grave infortunio a un ginocchio, decise di appendere le scarpe al chiodo. Pare che Berlusconi non l’abbia mai scordato...