lunedì, febbraio 27, 2006

Dalla Gazzetta dello sport.

Klinsmann, rovesciata all'Italia (Gazzetta dello Sport) Il c.t. tedesco: «Pochi bambini allo stadio, mille moviole e scandali...Vi fate rubare la gioia».

Klinsmann, Jay Goppingen non esiste più. «Già, era uno pseudonimo che appariva sul sito internet della squadra con cui giocavo fino a qualche tempo fa, terza serie californiana. Sul web mi avevano cambiato i dati con questo soprannome, derivato dal mio paese d'origine, per non creare clamore. Adesso ho smesso, solo allenamenti: le partite sono la domenica e io preferisco la famiglia. Sono tutto casa e lavoro».

Si arrabbiano di più i suoi due figli quando lei parte per l'Europa o i tedeschi quandodopo ogni partita s'imbarca per gli Usa? «I bambini sono tristi, ma sanno che guidare la nazionale per me è il massimo. Molta gente non capisce la situazione, però io non sono diverso da Parreira o Pekerman, c.t. di Brasile e Argentina che hanno i giocatori in un altro continente. Mi alzo alle 5.30 ed entro subito in contatto con i collaboratori o i dirigenti. In Europa è già pomeriggio, trovo il programma del giorno, usiamo videoconferenze ed e-mail. Sento i giocatori, ho sempre la situazione in mano. Due volte al mese volo qui».

Pensa pure lei che l'unica stella della Germania sia Ballack? «Sì, accanto ci sono Frings, Schneider: pochi per fare strada. Così siamo obbligati a puntare sui giovani, farli crescere più in fretta».

Ballack vuole lasciare la Germania e Moratti lo rincorre. Gli consiglierebbe l'Inter? «Noi stiamo fuori dai discorsi di mercato. E' un tema delicato, deve decidere lui. Io ho cambiato la carriera in positivo, venendo a Milano. Altri però sono scappati dopo sei mesi, tipo Sammer. Vedo la situazione dell'Inter da vecchio tifoso: mi sembra che manchi lo spirito vincente. Juve e Milan lo usano sempre al cento per cento, anche nelle amichevoli. Ma questa unione di gruppo ha bisogno di tempo per crescere e l'allenatore deve gestire caratteri diversi: difficile. Più un lavoro di psicologia che di campo. Resta valido il mio slogan: noi interisti viviamo di speranza».

Pensa che la serie A sia ancora attraente per uno straniero? «Dal punto di vista del gioco, sì. Quello che avviene prima e dopo è molto negativo. C'è violenza negli stadi: l'ultima volta che sono stato a San Siro ho visto pochi bambini, questa paura mi preoccupa. E poi c'è la violenza mediatica, le mille moviole, gli scandali, le liti e le offese, i campionati costruiti a tavolino. Il calcio è sempre sotto processo e ciò non lo aiuta, avete perso credibilità internazionale. Vista da fuori, mi sembra che ci sia tensione e non divertimento, vi fate rubare la gioia».

Pare che lei sia diventato cattivo, la chiamano Klinsi- Brutal. «Mi piaceva di più KataKlinsmann ».

Un suo giocatore, Woerns, ha detto che lei è bugiardo e scorretto, dopo che lo ha escluso dalla nazionale. «In questo ruolo ci sono scelte che non piacciono. Sapevo che sarebbero arrivate critiche e offese. Ma noi non cambiamo linea. Chi non accetta le regole sta fuori. In futuro, per aver più tempo per decidere chiederò alla Fifa di spostare a fine maggio la consegna delle liste. Ne parlerò anche a Lippi».