martedì, febbraio 14, 2006

di Bruno ce n'e' uno...e viene da Nettuno /reloaded.


Continua la saga di Fondazione Bonarda dedicata a Bruno Conti, questa volta senza video ma con un approfondimento sulla biografia calcistica del Campione.
I primi successi nel Genoa in coppia con Pruzzo,poi il ritorno nella Roma; mitico nel mondiali in Spagna sarà protagonista nel secondo scudetto giallorosso

Doveva diventare campione di baseball, magari in america, diventerà campione del mondo della nostra nazionale di calcio. Il destino di Bruno Conti, incomincia proprio nel baseball “sport nazionale” della sua città, Nettuno. Addirittura la possibilità di giocare negli States, ma l’amore per il calcio gli fa cambiare strada. Gli inizi sono difficili; provini non superati per grandi squadre, Herrera non lo vuole nelle giovanili dell’Inter, fino ad arrivare con testardaggine nella Roma e crescere fra i ragazzi del club giallorossso.

Il debutto con Nils Liedholm nel 1974 all’Olimpico contro il Torino; è l’unica presenza per Bruno che ha solo diciannove anni; una partita la stagione dopo, in una Roma che giungendo terza raggiunge il più grosso risultato del dopoguerra.

Poi la decisione di mandarlo a maturare in serie B, nel Genoa; qui trova un allenatore intelligente, Gigi Simoni, che decide di miglioralo fisicamente; Bruno è un ragazzo troppo gracile. La squadra conta molto sulla giovane ala, che gioca tutte le partite e forma, per la prima volta una, delle coppie storiche del nostro calcio; l’altro giocatore è Roberto Pruzzo. Il bomber segna 18 reti e porta i liguri in serie A.

L’ala è tra i migliori calciatori della serie cadetta e la Roma se lo riprende volentieri. Due stagioni non esaltanti con Giagnoni in panchina, poi la cessione ancora con il Genoa che lo rivuole; in cambio tantissimi soldi e ovviamente Roberto Pruzzo. Nel Genoa Conti non si ripresenta come nella sua prima stagione; il club a fine campionato lo vuole piazzare al Pescara ma intanto a Roma qualcosa è cambiato; arriva il presidente Viola e ritorna come allenatore Nils Liedholm.

Viola vuol fare una grande squadra e lo svedese vuole ricreare la coppia rossoblu dalle belle speranze.

Conti ha ventiquattro anni e i giallorossi vincono la Coppa Italia; Pruzzo riprende a segnare in continuazione e incomincia una grande era per la Roma.; è la squadra di Falcao, Di Bartolomei, Ancellotti e di tanti altri campioni. Il gioco di Bruno è inebriante e altamente tecnico, arricchito da un tiro da fuori che mette paura lo rendono ormai elemento insostituibile in una compagine già grande.

Lo scudetto sfiorato nella stagione 1980-81 e il debutto con la maglia azzurra l’11 ottobre contro il Lussemburgo è la giusta consacrazione per un giocatore che è ormai un protagonista del nostro calcio. L’anno seguente arriva l’avventura in terra spagnola, per lo storico titolo mondiale. Le soddisfazione non terminato; come campione del mondo vince l’atteso scudetto giallorosso nel 1983. La Roma di Liedholm ormai è una compagine di valore mondiale, arricchita di un secondo brasiliano, Cerezo. L’anno della Coppa Campioni vede scrivere una delle pagine più nere per Bruno Conti, la finale all’Olimpico contro il Liverpool è il rigore sbagliato, un errore che non si è mai più perdonato. E’ l’inizio della parabola discendente.

Arriva Eriksson che preferisce la potenza alla tecnica; per un ala come lui non vi è più posto; ecco uscire di squadra e costretto a tornare giocando come libero.In nazionale arriva il mondiale del 1986, dove la nazionale dei campioni del mondo appare invecchiata rispetto ai ritmi ed al gioco della Francia di Platini, che ci elimina negli ottavi.Per Bruno e per i protagonisti del mondiale spagnolo si chiude la stagione azzurra. Il bilancio è di 47 presenze e 5 reti, mitica quella del vantaggio sul Perù nella prima fase dei mondiali del 1982.

Nella Roma il ritorno di un tecnico vecchio stampo come Gigi Radice, sembra l’occasione per tornare il grande di sempre, invece incomprensioni lo portano fuori squadra; verrà richiamato sul finire del campionato, ma ormai Bruno viene visto quasi come un ex.Con Bianchi ormai la panchina è il suo posto naturale; nell’ultima stagione giallorossa, datata 1990-91, nessuna partita con la Roma e solo dieci minuti nella partita di UEFA contro il Bordeaux, dopo partite dove la curva sud lo richiama in gran voce in prima squadra.

E’ l’ultimo atto di una grande carriera, solo raramente un giocatore si è identificato nella tifoseria e nello spirito di una città diventando adesso ora più che mai parte integrante della vita di Roma di questi ultimi venti anni.

La tabella di Bruno Conti
73-75 ROMA A 4 -
75-76 GENOA B 36 3
76-77 ROMA A 29 2
77-78 ROMA A 17 2
78-79 GENOA A 32 1
79-80 ROMA A 28 3
80-81 ROMA A 27 5
81-82 ROMA A 26 8
82-83 ROMA A 26 3
83-84 ROMA A 27 7
84-85 ROMA A 22 1
85-86 ROMA A 24 2
86-87 ROMA A 23 1
87-88 ROMA A 16 -
88-89 ROMA A 14 1
89-90 ROMA A 21 2

In nazionale 47 presenze e 5 reti

Giudizio Fondazione Bonarda...sti cazzi !!!