giovedì, febbraio 23, 2006

era da poco cominciato l'agosto 2005..



CIAO GIULIANO, ULTIMO IRREGOLARE DEL PALLONE.

di Massimiliano Castellani

"Vedi quel piccoletto lì? Lo diresti che guadagna dieci miliardi l'anno giocando a pallone...?".

Il piccoletto era Beppe Signori, la battuta ironica, ma affettuosa, era di Giuliano Fiorini, il bomber modenese di Genoa, Rimini, Brescia, Foggia, Piacenza, Sambenedettese, Lazio e Bologna la città in cui ieri a 47 anni si è spento dopo una lunga malattia. Un'altra morte precoce di un calciatore da inserire nell'inchiesta Guariniello? Chissà. Lo avevamo incontrato qualche tempo fa nella sua ricevitoria Snai di via Zanardi, e tra tante chiacchiere di un calcio che gli aveva dato tanto e tolto di più, ricordammo di belle domeniche e gol indimenticabili. Come quello che con la maglia della Lazio (penalizzata di 9 punti) all'ultima giornata del campionato 1986-'87, segnò al Vicenza ed evitò ai biancocelesti allenati da Eugenio Fascetti di sprofondare in serie C1. Si commuoveva con il suo faccione alla Flavio Bucci, quando rammentava di quella rete storica all'82', davanti ai 70 mila di un Olimpico di fede laziale (chi scrive ne fu giovanissimo testimone) che stava vivendo il più brutto pomeriggio del secolo. "Non esageriamo, quello resta un gol importante, ma era il mio mestiere farli, così come lo è adesso per Signori", mi disse scanzonato quel pomeriggio del nostro ultimo incontro. Per me e mio padre Mario, quello è rimasto il "gol" e la gioia che ne derivò è qualcosa che non si può raccontare. Dall'ultimo gradone della Nord ci ritrovammo in fondo alla fossa del vecchio Olimpico. Un ragazzino di borgata, come quelli raccontati da un tifoso speciale del Bologna come Pier Paolo Pisolini, si aggrappò alla camicia di mio padre, lo abbracciava, lo stringeva forte e urlava con tutto il fiato in gola "Goool, gool….semo salvi, salvi, salviiiii". Salvi grazie al bomber-Fiorini che ebbro di gioia correva verso la curva con quella stessa foga febbrile che era stata di Chinaglia prima e poi di Giordano e di tutti quei giocatori innamorati della Lazio, ma soprattutto di una maglia. Quella fu una rete fondamentale, proprio perché realizzata da un uomo che sapeva essere decisivo dal momento che stabiliva con la squadra un rapporto di dipendenza totale e un rispetto fondamentale per la maglia. La maglia per Fiorini era come una seconda pelle. Ne ha cambiate tante, ma le ha amate tutte. Certo, aveva un occhio di riguardo per il Bologna dove fece il suo esordio in serie A a 17 anni. Sono passati trent'anni esatti, e il suo viaggio su questa terra si arresta qui.
Con lui se ne va un altro calciatore che fa parte della categoria degli "irregolari", quelli non sempre amati da mister e dirigenti, ma che lasciano sempre un'orma molto profonda di simpatia e rispetto nei cuori dei tifosi. Per gli ultrà di mezza Italia resterà sempre il bomber "Whisky-Fiorini", per quel suo incedere a ciondoloni in area di rigore come se fosse appena uscito da una sbronza. Etichetta che ha creato leggende popolari sul suo conto, ma che lo penalizzò, se è vero che il Genoa nella stagione '83-'84 lo spedì con raccomandata di non ritorno alla Sambenedettese. Là nella riviera delle palme pensavano che gli avessero mandato il bidone da gettare nell'Adriatico, e invece in 29 gare con la Samb segnò 12 pesantissime reti che valsero la permanenza dei marchigiani in B. Il Genoa si dovette ricredere sul bomber alla deriva e riportarlo a Marassi. Tornato a Genova Fiorini amava raccontare: "Volete sapere perché sono rinato a San Benedetto? Perché mangiavo e bevevo senza controlli e la sera andavo a letto tardi...".
Addio, caro vecchio, Whisky-Fiorini.