domenica, febbraio 12, 2006

Fair play...

Questo calcio del terzo millennio dove tutto e' lecito per i potenti e per la GEA, dove gli arbitri sono sempre piu' servi..leggiamo.

Lo sfacelo ebbe inizio da qui.

"Nel linguaggio corrente, cafonata è una mancanza
d' educazione (sportiva, nel caso), mentre il Milan,
secondo me, ha mancato di lealtà.."
Gianni Mura (La Repubblica, 26 gennaio 1990)


Questo episodio è forse sfuggito alla “zecca” della Gazzetta dello Sport in quanto si consumò in uno stadio di provincia, quello di Bergamo, durante una “normale” partita di Coppa Italia che però, dopo quanto accadde negli ultimi due minuti di gioco, è destinata a rimanere per sempre nella memoria degli appassionati di calcio e sulla coscienza dei milanisti.

Si gioca, quel 24 gennaio 1990, al “Brumana” (che ancora non si chiama “Azzurri d’Italia” come adesso) per decidere la qualificazione alle semifinali della Coppa Italia.
Il Milan è ospite dell’Atalanta ed entrambe le squadre hanno già affrontato il Messina, terzo incomodo nel gironcino dei quarti di finale.
I rossoneri “stellari” hanno vinto 6-0 a San Siro, mentre i bergamaschi allenati da Mondonico non sono andati oltre il pareggio in Sicilia.

In casa rossonera si comincia a parlare apertamente di “Grande Slam”, ma l’Inter in Campionato è ormai in fuga, ed a due minuti dalla fine l’Atalanta sta vincendo per 1-0, eliminando quindi il Milana anche dalla Coppa Italia.

A questo punto, però, accade qualcosa che trascende il valore agonistico e tecnico e sconfina nella sfera etica dello sport, tanto cara al Barone De Coubertin.
Lascio la parola al grande Gianni Mura che racconta così sulla cronaca sportiva de “La Repubblica” lo svolgimento dei fatti…



“Mancano due minuti alla fine, Borgonovo è a terra nell' area bergamasca, Stromberg butta fuori il pallone volontariamente. Rijkaard effettua la rimessa laterale su Massaro, che rovescia in area, Borgonovo scatta e Barcella lo atterra.
Rigore.
Vedendo e rivedendo, due cose appaiono certe: la buona volontà di Stromberg (così sicuro di avere di ritorno il pallone da non cercare nemmeno la battuta lunga, lontano dall' area) e una relativa buona fede (la malafede non è dimostrabile) dei giocatori milanisti coinvolti nell' azione del pareggio. Rijkaard potrebbe lanciare con le mani oltre la linea di fondo, o passare a Stromberg, o a un giocatore dell' Atalanta. Invece serve Massaro, pensando che sia Massaro a buttare fuori la palla. E Massaro rovescia verso l' area, un po' alla carlona, con l' aria di dire fate voi.
Il primo a fare è Borgonovo, il sinistrato improvvisamente guarito, che stando a terra, prima, non aveva potuto vedere né tantomeno apprezzare il gesto di Stromberg.
Il rigore, che l' arbitro non può fare a meno di fischiare, è la conseguenza logica di tre comportamenti imprevisti.
Fin qui, l' Atalanta ha tutte le ragioni, ma il Milan non ha tutti i torti.”


La descrizione è impeccabile, così come è condivisibile anche la conclusione di Mura: la “malafede” non è dimostrabile, ma De Coubertin a parte, a memoria d’uomo non si ricorda una squadra italiana che non restituisca all’avversario il pallone in una situazione analoga a questa.

Nell’imbarazzo generale, ma non personale, Franco Baresi si avvia sul dischetto.
Il capitano rossonero ha già trasformato 3 (!) rigori nella partita col Messina e con freddezza trasforma il rigore che dà la qualificazione al Milan.
Gianni Mura la pensa così :-


“I torti del Milan cominciano col rigore.
Prima, si può credere o meno a Rijkaard, Massaro e Borgonovo. Può anche esserci stata una disgraziata catena di equivoci, oppure Massaro è un mostro a fare assist così con le spalle girate alla porta. (…)

C' è il rigore. Baresi lo tira stranamente bene, di interno destro, e spiazza Ferron. Ingiustizia è fatta. Che a molti, in assoluto, piaccia di più vincere da barboni che perdere da signori è un fatto scontato. Siamo così abituati a sentir dire che conta solo il risultato. Ma io mi dichiaro deluso da Baresi, nella circostanza, dal capitano del Milan, dalla roccia, dal personaggio più amato dai giovani italiani secondo un recente sondaggio (davanti a Pertini e Arbore) e deluso da Arrigo Sacchi, allenatore che ha un suo spessore morale, uno che ci crede, non che ci marcia. Ammetto che Baresi non poteva prendersi da solo la responsabilità di sbagliare apposta il rigore (ma fino a un certo punto, altrimenti a cosa serve diventare come lui, avere il suo carisma?) e dico che un educatore doveva farsi sentire dalla panchina e dare disposizioni precise. Per essere quello che è, per non essere giudicato, anche ingenerosamente, solo un tecnico come gli altri, uno che mira solo a passare il turno.”



Per il Milan, che col suo gioco affascinante si è conquistato l’ammirazione incondizionata anche dei tifosi delle altre squadre, è un clamoroso scivolone e la situazione viene aggravata dal comportamento del Team Manager Ramaccioni che il giorno dopo, durante le operazioni di sorteggio delle semifinali, dichiara :-“ Siamo offesi per come i giornali hanno messo in dubbio la nostra buona fede.”

Poi, accalorandosi, difende a spada tratta i suoi “bravi ragazzi” .
Massaro ? :-“Incolpevole”.
Borgonovo ? :-“Ignaro”.
”Capitan” Baresi ? :- “Esecutore necessario, pena addirittura una plausibile accusa di illecito sportivo in caso di rigore fallito apposta…”

Si arriva quasi alla comicità involontaria, ma di Donadoni, che dopo il gol della qualificazione ha addirittura esultato platealmente, non viene detto nulla.

Quando la situazione precipita ed i tifosi milanisti “perbene” tempestano il centralino dell’Atalanta con telefonate di scusa ed attestati di simpatia, il Milan emette un comunicato nel quale ammette che “Il pareggio è maturato in seguito ad eventi che sono stati giustamente stigmatizzati dai mezzi di comunicazione.”.
Tuttavia dopo aver ammesso che :- “La successione di fatti del tutto involontari e incolpevoli ha portato a un risultato sostanzialmente antisportivo, il Milan desidera esprimere il proprio rammarico all' Atalanta, ai suoi dirigenti, ai suoi atleti, ai suoi tifosi.” sottolinea anche come:- “La condotta dei giocatori rossoneri in nessun momento è stata dettata dall' intento specifico di violare quei doveri di lealtà e sportività che fanno parte da sempre del comportamento del Milan.”

A Bergamo incassano con stile le scuse seppur edulcorate, ma è Franco Baresi a parlare per ultimo e forse avrebbe fatto meglio a stare zitto :-

“La realtà” – dichiara il capitano milanista sempre a “La Repubblica”- “ è che in quel momento avrei voluto essere lontano mille miglia. Ma cosa potevo fare, far tirare a un altro? Bel capitano sarei stato. E poi adesso tutti sono scatenati, ma se fosse stata la finale di Coppa Campioni quanti avrebbero protestato?”

Già quanti ? Oltre a Pierre De Coubertin che non conta più nulla.