martedì, febbraio 28, 2006

Gli aneddoti del calcio che fu

L’aneddotica legata al calcio è vasta e abbiamo ritenuto divertente scodellarvi una raccolta di chicche legate ai personaggi del mondo del football.

Iniziamo da uno dei protagonisti più tormentati della serie A a cavallo degli anni sessanta e settanta, l’allenatore Bruno Pesaola.

Il buon "Petisso" come veniva chiamato, allenava il Napoli, che stava tentando di entrare nel "giro" delle grandi della serie A dopo qualche saliscendi tra "A" e "B".

Alla conferenza stampa prima di una partita a San Siro contro l’Inter, l’allenatore dei Partenopei affermò convinto:

"Il Napoli giocherà senza timori reverenziali. Attaccherà per tutta la partita".

Poi sul campo le cose andarono diversamente e il Napoli fu sconfitto duramente, senza vedere praticamente mai la palla.

Presentatosi in sala stampa con faccia mesta, a Pesaola fu chiesto: "che fine ha fatto il proposito di attaccare?". Lapidaria la risposta del mister:

"Ci hanno rubato l’idea".


Un altro immarcescibile campione del paradosso, vero e proprio cultore dell’arte del surreale è sicuramente Nils Liedholm. Liddas verso la metà degli anni ottanta tornò ad allenare il Milan; non era quello il Diavolo stellare degli Immortali e degli Invincibili: considerate che al posto di Van Basten giocava Galderisi.

E proprio a "Nanu" il Barone dedicò una frase storica. Il piccolo centravanti non sempre trovava posto nella squadra titolare; all’indomani dell’ennesima esclusione il giocatore si lamentò con i giornalisti. Per tutta risposta Liedholm affermò: "Galderisi si lamenta perché non gioca? Ma lui non deve preoccuparsi, lo considero un fuoriclasse, ma a volte anche i migliori devono sedere in panchina. Guardate Nuciari – allora portiere di riserva di Giovanni Galli – da quattro anni è il miglior portiere italiano, eppure non gioca mai!".

Ricordiamo che Liedholm è quel furbacchione che, per mascherare le pesantissime carenze tecniche dei giocatori che, a cavallo tra i ’70 e gli ’80, la società rossonera gli affidava, tentava di tirar su il morale all’ambiente suggerendo improbabili paragoni, del tipo:

Tosetto è il Keagan della Brianza

Mandressi è il Rensenbrink giovane

Gaudino è il Nordhal del Friuli

Antonelli è il nuovo Cruijff

… disse pure qualcosa di importante su Dolci, Lanzi e Tresoldi, ma sinceramente non ricordo …



A volte anche i giornalisti si sono mostrati in tutto il loro splendore, per quel che riguarda gaffes e uscite grottesche.

E’ il 1969, il Milan è giunto in finale di coppa Intercontinentale dove affronta i campioni di Argentina dell’Estudiantes.

L’andata si gioca a San Siro e il Milan vince 3-0.

Il ritorno si svolge allo stadio Bomboneira di Buenos Aires, l’atmosfera in campo e sugli spalti è un delirio di violenza. In campo gli Argentini si rivelano dei veri criminali e alla fine tra i milanisti si contano numerosi feriti. Il bollettino medico recita: Pierino Prati ricoverato con trauma cranico, Fabio Cudicini con una mano gravemente contusa. Ma il caso più grave riguarda il franco-argentino Combin, il centravanti rossonero viene trasportato in ospedale con una grave frattura al setto nasale, provocata da una proditoria ginocchiata di un avversario. Non bastasse il ferimento, Combin viene arrestato dalla polizia, in quanto risulta come renitente alla leva.

Dopo aver passato la notte in carcere, il giocatore viene rilasciato grazie al solerte intervento di Federico Sordillo e Franco Carraro. La domenica successiva Combin, con il volto tumefatto e gonfio, è ospite della Domenica Sportiva. Il conduttore dopo qualche goffo tentativo azzecca la battuta del secolo: "Combin sa che la polizia la sta cercando?" Gelo in studio, Combin appare visibilmente terrorizzato. "Eh si!- continua con faccia furba il conduttore – Lei non ha pagato il canone!!!". Combin alla fine ride, dopo dieci minuti.



Chiudo con un bella dichiarazione rilasciata da Giuseppe Furino – mastino feroce della Juventus anni settanta – su Gianni Rivera: "E’ stato il numero 1, il top assoluto. Una volta ho sentito Pierino Prati dire << Gianni è come una lavatrice automatica, schiaccio il bottone e via, parte il programma>>. Prati – continua Furino – era stato riduttivo: Gianni oggi sarebbe un impianto satellitare, una parabolica con mille canali".

Nella frequentazione ormai ultradecennale del mondo del calcio professionistico, ho avuto modo di vedere e conoscere “dall’interno” tante manie, tic, scaramanzie, stranezze che i protagonisti di questa specie di circo si portano dietro. In questo, peraltro, non c’è differenza fra la piccola squadra di terza categoria e la serie A o B.
Sono tantissimi, a qualsiasi livello, quelli che si abbandono a riti più o meno scaramantici o che comunque contraggono negli anni l’abitudine di scaricare le tante tensioni con comportamenti quanto meno inusuali.
In proposito come esempio iniziale, tanto per entrare in tema, potrei citare un episodio narrato da Carlo Petrini nel suo libro “Nel fango del dio pallone”.
Petrini racconta che quando era alla Ternana aveva come compagno fra le riserve, un giovane attaccante pugliese di nome C.
Petrini non dice il nome per esteso, ma narra che una sera in ritiro entrò con altri nella stanza di C. e lo trovò inginocchiato sul pavimento e circondato da immagini sacre sparse per terra. Quando gli chiesero che cosa stesse facendo, C. rispose candidamente che stava pregando i santi per resistere ai peccati della carne.


Per tornare a noi potrei cominciare da Benny Carbone, grande promessa del calcio italiano emigrato con successo da anni in Inghilterra e tornato da poco in Italia al Como. Quando era all’Ascoli, Carbone faceva coppia con Bierhoff, in attacco. Ebbene ogni partita, un attimo prima di imboccare il sottopassaggio per entrare in campo, Carbone toccava entrambe le ginocchia e poi, lui così piccolino, saltava in groppa a Bierhoff facendosi trasportare per qualche metro.
Sempre all’Ascoli altro rito era quello di Zanoncelli; sempre prima dell’inizio della gara costringeva il massaggiatore Urbano Vannini ad andare in bagno a fare pipì e lo cronometrava. Se Vannini produceva un “fiotto” che durasse più di 15 secondi era buon segno, se invece il poveraccio non aveva molte “riserve idriche” e finiva prima la prospettiva diventava negativa e Vannini si beccava gli insulti di tutti.
In quella squadra c’era un promettente giovane che disputò alcuni ottimi campionati prima di perdersi nell’anonimato, Pietro Zaini. Qualcuno lo ricorderà per i capelli lunghissimi. Non li tagliava mai perché credeva, novello Sansone, che gli dessero in qualche modo forza. Una notte in ritiro Pedro Troglio e altri entrarono di soppiatto nella sua camera e gli diedero una bella sforbiciata prima che lui si svegliasse incredulo.
Dopo quell’episodio Zaini infilò una serie di tre o quattro prestazioni negative.
Un anno l’Ascoli era in ritiro a Colle San Marco e Walter Casagrande, grandissimo centravanti brasiliano, organizzò il classico gavettone ai danni di Boro Cvetkovic, attaccante jugoslavo. La macchinazione doveva funzionare così; Colantuono chiamava in modo concitato Cvetckovic dal piazzale antistante l’albergo mentre lo slavo era nella hall dicendo che stavano portandogli via la macchina con il carroattrezzi ( era il giorno prima della pausa di ferragosto e quasi tutti si erano fatti portare le auto per lasciare il ritiro). Appena Boro si fosse precipitato fuori Casagrande, aiutato da Oliviero Garlini, dal balcone soprastante lo avrebbe innaffiato con venti litri d’acqua. Colantuono aveva anche il compito di segnalare ai due il momento in cui lanciare l’acqua, ma da buon romano fijo de…., chiamò Cvetckovic ma vedendo che prima dello slavo c’era l’allenatore Bersellini che stava uscendo dalla porta fece il segno convenuto in anticipo e Casagrande e Garlini così sommersero Bersellini invece del loro compagno.

Risultato: Casagrande e Garlini per tre giorni fecero un’ora di allenamenti supplementari; un supplizio durissimo !

Nell’Ancona di anni fa c’era il senegalese Diaw DouDou, un simpatico difensore che fu la rivelazione del campionato e infatti fu venduto al Bari per ben 5 miliardi di vecchie lire. DouDou era noto, oltre che per le sue doti calcistiche, anche per le dimensioni …equine del suo apparato genitale. Soprattutto nei primi tempi quando lui era l’ultimo arrivato, i “vecchi” del gruppo si divertivano molto a fare scommesse su questo suo..aspetto. Così “l’oggetto” fu attentamente misurato da Storari e Melli, sia a riposo che in …estensione.
Dopo di che i due accettavano scommesse da tutti sulle dimensioni e sulla potenza dello stesso, misurata dalla capacità di sostenere oggetti che di volta in volta venivano..appesi.