giovedì, febbraio 23, 2006

GRANDE DINO!



IN DIRETTA ... CON IL PASSATO : ZOFF NEL 1972




Dall 'Intrepido un'intervista con il famoso portiere, all'epoca neo-acquisto della Juventus

Questa settimana presentiamo l’intervista che Dino Zoff rilasciò all’Intrepido nel settembre del 1972, quando dal Napoli fu acquistato dalla Juventus, squadra campione d’Italia, insieme al mitico Josè Altafini.All’epoca Zoff era sicuramente il miglior portiere italiano; campione d’Europa nel 1968 era ritornato sulla panchina azzurra durante i mondiali del 1970 e in quel periodo stava diventando nuovamente titolare della maglia numero uno dell’Italia al posto del bravo Albertosi. Ecco i momenti di quell’intervista.

D. - Dino, ci può raccontare la sua vita?

R. - Sono nato a Mariano del Friuli,nel 1942. Mio padre era un contadino. A tre anni, ero già un piccolo portiere. Non avevo bisogno del campo e nemmeno della divisa; paravo anche vestito da chierichetto, dopo la messa. Insomma cemento, acqua o fango sotto piedi, io giocavo sempre da portiere. Una volta mi misi a giocare anche con il vestito buono, quello della domenica…rovinandolo!

D. - Il suo esordio in serie a contro la Fiorentina fu caratterizzato da un brutto risultato...

R. - Ho esordito in serie A nel settembre del 1961, a Firenze, quando avevo diciannove anni e giocavo nell’Udinese. Ma ero il “bocia”, la riserva, e tutta la stagione giocai quattro partite, senza mai dimenticare l’amarezza di quell’esordio fiorentino. Mi beccai cinque gol. Mi sono poi affermato nel Mantova, avendo come allenatori Bonizzoni, Montez, Mari e Cadè. Altri cinque anni al Mantova e poi la cinquina napoletana. Arrivo alla Juventus quando ho trentenni,l’età migliore per il portiere, quando si è stagionati come il vino.

D. - Qual è la stata la parata in nazionale che ricorda di più?

R. - A Napoli proprio nella gara del debutto in azzurro, contro la Bulgaria nei quarti di finale della Coppa Europa che poi vincemmo. Ci fu una girata del povero Asparukov, che andai a prendere nell’angolo alto volando per davvero…

D. - Esiste un portiere che non sbaglia?

R. - Nessuno è infallibile. E un portiere meno degli altri.Ma direi se sbaglio, non ne faccio un dramma. Il sistema nervoso, la flemma, il carattere sono una parte fondamentale del nostro ruolo.
D. - Da tanti anni lei la domenica è sempre presente…

R. - Quando mi infortunai alla caviglia,nel marzo dell’anno scorso (1971 n.d.r.), proprio alla vigilia di un match con la Juventus, fui costretto ad interrompere un bel record: 213 presenze consecutive fra i pali del campionato, fra serie A e serie B. Non resisterei tanto senza un allenamento scrupoloso, un assiduo controllo di se stessi.

D. - Nel calcio il portiere viene sempre più visto come protagonista della squadra.

Il mio ruolo di interpretare il portiere è quello di essere uno degli undici. Una squadra non è fatta di “dieci più il portiere”, nel mazzo ci stanno tutti da Altafini a Spinosi, Anastasi e Bettega. E sono certo che il segreto è tutto qui. In questo considero il portiere uno che prevede, intuisce ma soprattutto gioca.
D. - Se non fosse Zoff, chi vorrebbe essere?

R. - Forse il portiere della nazionale inglese Banks. Mi pare un giocatore completo.Tuttavia sono felicissimo di essere Zoff.
D. - Comunque la sua carriera non è stata sempre così facile ?

La vita di ogni portiere è seminata di “palloni” da dimenticare. Se avessi pensato alle attese, ai trasferimenti promessi e poi mancati, mi sarei sicuramente rovinato i nervi. Per esempio fra il mio debutto nella nazionale giovanile e poi in quella vera, sono passati cinque anni. Valcareggi mi mandò in campo solo nel 1968. Ma se si lavora, si arriva.

D. - Le è un nuovo acquisto della Juventus, come si prepara al suo primo campionato con la maglia bianconera ?

R. - Partiamo caricatissimi noi della Juventus. Basta con la jella, mi divertirò molto. Poi ci sarà il derby con il Torino, guidato a quel Giagnoni che giocava con me nel Mantova. Un demonio di abilità. Io ero portiere e lui libero, che caro amico! Tra me e lui mai un malinteso, e mi dispiace e che quest’anno proprio la squadra di Giagnoni debba cercare di farmi gol!


(Dall’Intrepido n. 37 del 14 settembre 1972/vedi foto)