giovedì, febbraio 23, 2006

Il funerale del calcio italiano

Autore : Vincenzo Taurino

Il mondo del calcio ha scelto, il nodo è stato sciolto: oggi (11-2-05) è stato deciso che il candidato unico alla carica di presidente federale alle prossime elezioni, sarà un nome “nuovo”, una persona “innovatrice” che ha fatto “dell’efficienza” il suo biglietto da visita in questi ultimi anni, una persona “limpida” non asservita al potere dell’asse Milan - Juventus, un uomo dagli “elevati valori morali”, l’uomo giusto al posto giusto insomma.
Questo tipo di lodi si usano di solito dopo il trapasso, ai funerali, quando si ricorda il defunto, che all’improvviso diventa un “omo retto” e buono, a prescindere delle nefandezze che ha commesso in vita. Più o meno quello che è successo ad un uomo politico, di cui non faccio il nome, ma che, questo “uomo nuovo” del calcio conosceva bene, e che dopo la sua morte, in latitanza, è diventato un eroe ed un martire, non più un corrotto, ma solo un grande statista vittima di un sistema da lui stesso creato.
Perché parlare di morte, in una rubrica di calcio? Il nesso c’è.
E’ pertinente parlare oggi del funerale del calcio, perché purtroppo il movimento della pedata (presidenti, calciatori, tecnici), ha scelto il loro candidato: Franco Carraio.
In una proiezione del suo funerale abbiamo voluto immaginare, per gioco, cosa si potrà dire di lui. La notizia è di quelle che lasciano senza parole, non che non ce lo aspettassimo, ma speravamo in un cambiamento o,perlomeno, in un candidato che avrebbe potuto rendere dura la rielezione “dell’uomo della Provvidenza”, per gettare, almeno, le basi per un futuro cambiamento di rotta.
C’è anche un’aggravante, secondo noi, che il “nobile Franco uomo per tutte le stagioni”, tra un anno lascerà la poltrona a quello che doveva essere il suo antagonista e innovatore, e nella speranza di molti l’uomo della svolta, e che, messa così la cosa sembra essere solo l’uomo della continuità. Questa notizia però ha fatto scattare in noi una riflessione grande, grandissima. Perché ogni domenica i calciatori, gli allenatori e i dirigenti si lamentano del sistema se, nel momento topico, quando è ora di cambiare i vertici del calcio italiano, convergono in massa sui candidati suggeriti da Juve e Milan? Che sia tutta una farsa e che, il polverone sollevato la domenica serva esclusivamente ai giornali, e a qualche trasmissione televisiva a tema, per vendere copie e fare audience? Il dubbio a questo punto c’è, ed è grande, grandissimo.
Il calcio aveva, e ha bisogno, di un rinnovamento profondo, che parta dalla base, dalle scuole calcio, sino al professionismo. Una moralizzazione vera e profonda, che riesumi i valori antichi che hanno reso questo sport il più importante al mondo. Carraio non è e non sarà l’uomo del cambiamento, ma l’uomo che seppellirà definitivamente il calcio nel cimitero televisivo, e non solo, perché proprio lui ha prestato soldi alle società, attraverso la sua banca, consentendogli indebitamenti da capogiro per poi chiudere i rubinetti al momento giusto, come è successo a Lazio e Fiorentina. Chissà quante altre società controllerà, direttamente o indirettamente. I segnali di collasso ci sono tutti, oltre a quelli già citati: troppe partite, tutti i giorni; la violenza sempre più dilagante negli stadi, con il risultato che le famiglie riunite non vanno più allo stadio; il calo degli spettatori negli stadi. E non ci dicano, come è successo, che il dato è fuorviante perché il Napoli sta in C1 o il Bari non va bene (parole di Galliani). Sono solo prese in giro, a cui l’opinione pubblica non da più peso. La verità è che non si vuole cambiare nulla, le uniche modifiche tollerabili sono solo a vantaggio dei soliti noti che in un modo o nell’altro tengono poi sotto scacco l’intero movimento. La riforma dovrebbe essere capillare, ad iniziare dai settori giovanili, dove sempre più spesso si vedono risse in campo e sugli spalti, dove questo sport ha ormai smesso di educare, salvo qualche rara eccezione, ma è diventato strumento di corruzione per un arrivismo spietato che non sottrae nemmeno più i bambini. Ripulire gli stadi dalla violenza gratuita di qualche teppista che si maschera da tifoso, perché lo stadio significa impunità. Restituire alla domenica ad orari più consoni le partite (una volta l’orario era in base alle stagioni). Decongestionare il calendario per combattere e scongiurare il doping, piaga inaccettabile dello sport in genere. Dividere in maniera più equa i diritti televisivi, aumentando così la competitività e di conseguenza lo spettacolo. Promuovere i settori giovanili e la loro proliferazione. Riformare il settore arbitrale, renderlo finalmente autonomo e lontano da logiche lobbistiche, e sperare così in un rinnovamento e un incremento delle leve arbitrali, negli ultimi anni in crisi di aderenti al movimento a causa dell’abbandono dei vertici federali e della pessima pubblicità riservata alle giacchette nere dai media. Tornare ad essere al mondo una federazione che conta, e non le buche di un campo da golf (Carraro in questi anni non ha mai trascurato il golf), ma un punto di riferimento per innovazione ed efficienza nel mondo. Il lavoro non è certo semplice, occorrono anni e la volontà di cambiare, non solo le strutture, ma anche il coraggio di educare i dirigenti ad una più oculata e sempre più seria gestione delle società. Per questo noi celebriamo il funerale del calcio, perché non vediamo spiragli di cambiamento in questi dirigenti. Riponiamo comunque sempre un filo di speranza: che quello che abbiamo immaginato sia infondato. Saremo ben lieti di riconoscere il nostro errore, pronti a godere di un calcio più umano e sentimentale. Perché l’anima del calcio è il sentimento, un sentimento molto forte, senza il quale questo sport è destinato a morire.

1 Comments:

Anonymous Gustavo said...

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5:26 AM  

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