martedì, febbraio 07, 2006

Il Punto sulla Sampdoria:

La Sud, romantica marginale Dopo uno squallido pareggio interno, una spiegazione ad alcuni lettori.

Genova - Un giorno del 1977 decisi di lasciare ogni perplessità per stabilirmi definitivamente nell'unico posto al mondo in cui sapevo che si poteva amare senza critiche né discussioni, la Gradinata Sud del Luigi Ferraris. E la scelta non fu difficile. In questo luogo, ove non esistono - questo sia ben chiaro - Sampdoriani di serie A né Sampdoriani di serie B, ma semplicemente Sampdoriani, noi romantici marginali che rivendichiamo il diritto alla romantica marginalità siamo i benvenuti. Non c'è posto più marginale della Sud. Non c'è gradinata più tormentata della Sud, e per capirlo basta andare in qualsiasi altra curva d'Italia quando ci si trova ad affrontare la "tragedia" di una sconfitta. Succede, e questo in piena epoca del benessere, nel nuovo ordine calcistico delle pay tv e delle congiure di palazzo, che la sconfitta si ingoi uno o più presunti tifosi e allora le serene vallate meneghine o torinesi sono scosse da un brivido cosmico.

Ma i Sampdoriani - ho imparato tanto da quelli anziani - sono duri e teneri, iracondi e pacifici, e alla giusta rabbia - sottolineo giusta - antepongono sempre forza di volontà e resistenza, due preziosi segni d'identità del popolo della Sud. Recentemente un romantico marginale come il sottoscritto ha deciso di continuare imperterrito i suoi viaggi in lungo ed in largo - treni, auto o aerei ha poca importanza… - e insieme a lui, molti, ma molti altri, dimostrando il loro affetto del tutto incondizionato verso una maglia, una storia, un'idea… In seguito, mi è arrivata la domanda di rigore: perché insisti e non contraddici mai l'operato della dirigenza ? Loro non acquistano i campioni, e magari ora non vinciamo più neanche con il Cervia…

Quando ho risposto, mi è tornata in mente la semplice e complessa definizione di sampdorianità che mi hanno insegnato gli anziani: o sei degli altri o sei dei nostri. E chi sono i nostri? Quelli che ci sono sempre e comunque, quelli che vengono sconfitti senza che nessuno gli abbia chiesto se volevano perdere. E quelli che danno il meglio di se stessi solo per la maglia e non per chi sta dentro a quella maglia, senza aspettarsi per questo ricompense o riconoscimenti. L'entrata in società di una persona seria come Riccardo Garrone ha imposto ai sampdoriani un alto prezzo che si chiama una vita tranquilla e dignitosa in serie A, ma un orgoglio inesplicabile per gli altri ha permesso loro di affrontarlo in maniera creativa, perché non c'è modo di riconvertire all'egoismo una gradinata solidale.

E' facile arrivare in questa gradinata - anche da posti lontani… - per entrarvi basta venire con noi e cominciare a cantare. E lì comincia un mondo che è una vera e propria proposta di vita: tifare senza condizioni, far sì che le oligarchie calcistiche vadano in mille pezzi, credere nel futuro, ma in un futuro che abbia tutti come protagonisti, e poi cantare, bere, viaggiare, lavorare, pensare. Sono stato in molti stadi e quello che siamo noi non l'ho trovato da nessuna altra parte, qui dove si incorpora tanta gente romanticamente marginale in una storia che forse non verrà mai scritta, ma non importa, perché ho imparato in trent'anni di Sampdoria che la vita è una serie infinita di piccoli trionfi e grandi fallimenti.

Non è difficile essere Sampdoriani, diciamo noi che viaggiamo non solo sui treni, ma con ogni mezzo, anche di fortuna, che ci permetta di sostenere la Maglia dal basso di una marginalità gloriosa che ricorda ai nostri padri il 1946 e perché nacque l'U.C. Sampdoria, o dal basso di una marginalità atroce per chi ricorda le lunghe notti di tregenda per raggiungere Taranto o, peggio ancora, Matera. Viaggi che saccheggiavano i sogni degli sconfitti, ma non la loro incondizionata fede. E, credetemi, non sono pochi gli abitanti dell'incondizionato amore per la Maglia, a prescindere dai protagonisti e dagli squallidi pareggi con il Treviso. E come loro, io so che "fin quando si sente la Sud cantare e c'è una bandiera blucerchiata che garrisce nel vento" si può essere addirittura felici.

Matteo Asquasciati da goal.com