domenica, febbraio 12, 2006

Julinho


Julinho, al secolo Julio Botelho. Il più forte campione brasiliano della storia della Fiorentina nacque a S. Paolo del Brasile in data 5 agosto 1929. Il padre Francisco Botelho aveva un piccolo negozio di alimentari e la passione per il futebol. Il figlioletto fin da tenera età dimostra di avere un talento per il calcio. Scatto bruciante e tocco sopraffino. Dopo un provino nelle giovanili del Palmeiras, la squadra degli italiani, una volta chiamata Palestra Italia (e costretta dal governo a cambiare il nome per le distanze che il Brasile prese, al tempo dell'instaurazione del regime fascista, dall'Italia) segue la trafila delle giovanili. Passa poi al Sindacato Tessili e alla Juventus di San Paolo dove stipula i primi contratti di una certa importanza. Botelho nacque interno destro. Giocatore ragionatore, ma al contento estremamente tecnico. La Portuguesa lo notò e lo fece suo, imponendogli un trapasso di ruolo. Da interno ad ala destra. La sua capacità di saltare l'uomo e la visione di gioco d'attacco lo proiettarono in nazionale. L'occasione della ribalta fu il mondiale in Svizzera nel 1954. Il Brasile non aveva ancora superato il trauma del precedente torneo iridato, perso clamorosamente in casa ad opera dell'Uruguay di Ghiggia e Schiaffino. Si presentò in terra elvetica con una squadra molto competitiva, indicata tra le favorite. Baltazar, Bauer, Nilton Santos, Brandaozinho e appunto Julinho i nomi altisonanti dell'epoca. Il Brasile superò agevolmente la prima fase battendo il Messico e pareggiando con la Yugoslavia. Il 27 giugno al Wankdorf Stadion di Berna si vide di fronte la grande Ungheria di Puskas, Kocsis e Hidekguti, ribattezzata Anarycsapat (squadra d'oro) per le mirabilie che faceva vedere in campo. La partita passerà alla storia come la battaglia di Berna: talento, calci ed espulsioni (3 in tutto). Cocktail indimenticabile e probabilmente finale anticipata. Finirà 4-2 per gli ungheresi. Julinho segnerà uno strabiliante gol all'incrocio dei pali dall'angolo destro dell'area di rigore. Bernardini, osservatore del mondiale segnerà sul suo taccuino il nome del brasiliano profferendo una famosa frase, ancora oggi ricordata: " Un'ala può arrivare fino a Julinho. Non oltre ". Per 60 milioni di lire di allora (40 alla società e 20 al giocatore), il presidente Befani lo fa suo. Con Julinho il 'dottor' Bernardini ha detto che si può vincere lo scudetto. Detto e fatto. La Fiorentina dominerà tutta la stagione affermandosi con 12 punti di vantaggio sul Milan e perdendo solo una gara (l'ultima col Genoa di Gren). L'anno dopo i viola sono ancora secondi e giungono in finale di coppa campioni di fronte al maestoso Real Madrid. La partita giocata dinanzi a un record di folla, terminò 2-0, con un clamoroso quanto inesistente rigore accordato alle merengues. Ma i viola non sfigurarono, anzi ebbero la possibilità di affondare più volte. Nel 1957 la saudade per il Brasile si fa sentire. In realtà le condizioni di salute del padre costringono Julinho a estenuanti viaggi. Nel 1958 egli ritornerà definitivamente in Brasile nel Palmeiras dopo aver fatto innamorare di sé tutta Firenze, con i suoi modi moderati e per nulla istrionici, pur non avendo segnato molto (solo 22 gol in 3 stagioni viola) ma soprattutto avendo fatto segnare parecchio i compagni Virgili e Montuori. In patria continuerà a giocare per il Palmeiras prima e per il S.Paolo poi, nonché per la nazionale ma come seconda scelta di Garrincha, poco più giovane di lui. Verso la metà degli anni sessanta lasciò il calcio. Ma il ricordo della sua classe ancora oggi è intatto.


Nella foto una grande Fiorentina:
in piedi da sinistra: Cervato, capitan Rosetta, Julinho, Gratton, Prini, Bernardini (all.);
accosciati da sinistra: Virgili, Montuori, Sarti, Segato, Magnini, Chiappella.