martedì, febbraio 07, 2006

L'ultima impresa di Ariel Ortega


Una prestazione da incorniciare quella del "Burrito", che guida il Newell's Old Boys al successo contro il River Plate, sua ex squadra, firmando personalmente il gol del 3-1 finale e prendendosi una bella rivincita.

Lo hanno amato e inseguito, per anni. Ora si accontentano di applaudire i suoi gol, segnati con un’altra maglia, al suo River. Di Ariel Ortega, quando saltò per infortunio la prima gara da ex millonario, dissero che aveva firmato una clausola contrattuale che gli impediva di affrontare il suo primo club. Nell’appuntamento successivo, Ortega giocò, illuminò e segnò. Newell’s 4-River 2, rigore ed esultanza spontanea che, in tempi di calcio plastificato, i tifosi del River interpretarono come uno schiaffo al passato.

La volta dopo, al “Monumental”, furono comunque applausi, ricambiati con il freno posto all'entusiasmo per la rete dell'1-2. L'ultimo atto di una storia molto argentina e di un amore difficilmente comprensibile a chi in Europa (e quindi anche a Parma e nella Genova blucerchiati) lo ha visto all'opera, è il più recente e impressionante. E' la gara che segue il contenzioso fra il giocatore e la dirigenza millonaria, che lo ha cercato e poi rifiutato, “perché non all'altezza delle ambizioni della squadra”. Terza giornata del Clausura 2006, sulla panchina del River l'uomo che lo lanciò in prima squadra a 17 anni: Daniel Passarella sa come bloccare il “Burrito”, ma in campo il “Caudillo” non va e la figura degli asinelli la fanno i suoi difensori.

Ortega ispira il gol dell'1-0, gioca con tono accademico ma mai banale, partecipa all'assalto che produce il 2-1. E ancora: fallisce due volte di sinistro, ma non sbaglia con il suo piede destro, il punto del 3-1, per la personalissima tripletta al club che lo svezzò. Si inchinano i suoi tifosi attuali, cedono alla nostalgia per quello che è stato e al rammarico per quello che sarebbe potuto essere adesso, quelli del River Plate. Uno stadio intero, due tifoserie e due città, per l'Ortega nazionale, distruttore delle illusioni del River, le mani al cielo e la maglia sul volto per nascondere la rabbia per lo smacco subito da una dirigenza ingrata.

fonte eurosport.it