venerdì, febbraio 24, 2006

Magnini


Ardico Magnini fu un signor giocatore, dotato di tutte le componenti essenziali che un difensore del tempo potesse desiderare: ottime doti di corsa, capacità di sacrificarsi per tutta una gara a controllare gli attaccanti più pericolosi, lucidità di idee necessaria per non buttare mai via alla rinfusa i palloni recuperati, disciplina tattica e un certo grado di spericolatezza nell' intercettare i palloni alti.
Se Cervato costituì il precursore del moderno difensore-cannoniere, Magnini invece rappresentò la dinamo inesauribile della difesa. Colui che fino al termine di ogni gara si aveva la certezza che sarebbe stato vigile, presente. Colui su cui ogni compagno avrebbe potuto sempre contare.
Magnini nacque a Pistoia il 21 ottobre 1928. Calcisticamente crebbe nella Pistoiese dove nella stagione 1947-48 fece il suo esordio in serie B e si confermò titolare nelle due stagioni successive con 75 presenze e la bellezza di 13 reti. Questa prolificità fu dovuta al fatto che egli iniziò a giocare come centrocampista. E' risaputo che coloro che si trovano in mezzo al campo di gioco hanno, in genere, piedi tecnicamente superiori ai difensori. Il fatto di sapere cosa significasse fare il centrocampista in termini di profondità da dare alla manovra e di copertura di determinate zone del terreno permise a Magnini di diventare un difensore molto completo e di sapersi incuneare nel gioco d'attacco con una facilità insolita e improbabile per un comune terzino.
La sua genesi difensiva si verificò a Firenze. Quando arrivò in viola nell'estate del 1950, non partì subito come titolare. La prima partita in A la disputò il 21 gennaio 1951, Fiorentina-Napoli 2-0. Il primo gol si verificò in chiusura della stessa stagione, il 17 giugno 1951 in un Udinese-Fiorentina 2-2. Quell'anno la Fiorentina fu buona quinta in classifica. A centrocampo il giovane pistoiese era chiuso da elementi di esperienza.
L'anno successivo (1951-52) quindi si decise di farlo partire titolare ma della difesa, in modo da garantirsi le sue doti di rifinitura anche ad ausilio della parte arretrata della squadra. L' esperimento riuscì: Magnini raramente giungeva alla conclusione vincente e i tabellini evidenziano molto chiaramente di una sua scarsa propensione nel segnare. Ma la Fiorentina ne guadagnò in stabilità difensiva: se si eccettua la sola sfortunata stagione 1952-53, in cui i viola ebbero una differenza reti negativa, in tutte le altre stagioni degli anni '50 invece si verificò il contrario, a conferma dell'ottimo assetto complessivo che i gigliati assunsero in campo. Non a caso la forza della squadra del giglio di quegli anni non fu l'attacco, il quale viaggiò su vie di eccellenza, per quanto non fosse incisivo come quelli degli squadroni metropolitani. La vera forza fu rappresentata dalla difesa, pressoché insuperabile. Blindata. Eccettuata l'esplosiva stagione 1958-59 in cui i viola segnarono 95 (!) reti (record per i campionati a 18 squadre), la Fiorentina non ebbe mai il miglior attacco, neanche nell'anno dello scudetto, ma spessissimo la migliore difesa, come avvenne nel 1951 (42 reti subite; 1° difesa), nel 1952 (38 reti; 2° difesa), nel 1954 (27 reti; 1° difesa), nel 1956 (20 reti; 1° difesa), nel 1957 (40 reti; 1° difesa), nel 1958 (36 reti; 1° difesa), nel 1959 (35 reti; 2° difesa). Questo per dimostrare come le grandi squadre si costruiscano prima di tutto nel reparto meno capace di stuzzicare le fantasie del tifo (la difesa appunto) dove più difficile è assestare la quadratura del cerchio. Il gioco d'attacco raramente vive di schemi, ma frequentemente dell'estro individuale del campione. La difesa no. Non a caso i commissari tecnici azzurri, adusati a dare più di un' occhiata alle noiose statistiche, confermarono spesso in blocco la difesa della Fiorentina, semplicemente perché era la migliore del periodo, consapevoli della difficoltà di costruire nelle poche sedute della Nazionale una formula difensiva efficiente.
Magnini esordì in nazionale il 26 aprile 1953, in un Cecoslovacchia-Italia 2-0, valido per la Coppa Internazionale. I membri della commissione tecnica lo ripresentarono tra i titolari anche per le partite successive, facendo capire di puntare sul giovane terzino in vista del mondiale del 1954 in Svizzera. Il giorno della prima partita mondiale contro la Svizzera padrona di casa però Ardico non venne schierato. L'Italia perse 2-1. Nella seconda partita invece scese in campo contro il Belgio e venne conseguita una bella vittoria per 4-1 (20 giugno 1954). Gli elvetici persero però 2-0 contro l'Inghilterra e in virtù dell'iniziale vittoria contro gli italiani si trovarono a pari punti (2) con questi ultimi. Per decidere la seconda classificata del girone fu necessario uno spareggio fuori programma tra Svizzera e Italia. L'incontro fu disputato al Fussball Stadion St. Jackob di Basilea. Gli azzurri-viola furono Magnini e Segato. Ma non vi fu partita e l'Italia dopo aver subito un pesante 4-1 tornò a casa.
Dopo la brutta sconfitta, fu un titolare inamovibile della nazionale della rifondazione post-mondiale nel cui ambito rimase fino al 12 maggio 1957 (Yugoslavia-Italia 6-1) al momento della sua 20° presenza. Quindi non partecipò alla disfatta di Belfast del gennaio '58.
In viola contribuì al decennio d'oro del club di Firenze col quale conseguì oltre 200 presenze in serie A, chiudendo nel 1957-58.
L'Almanacco Panini del Calcio nella stagione 1963-64 presentò nella copertina dell'album la sua figura da atleta, che si stagliava intenta a colpire con gesto acrobatico il pallone. Questo fu un riconoscimento di cui pochi sportivi possono dire di avere goduto. Infatti Magnini passò alla storia come il difensore che riusciva a calciare la palla coi piedi laddove un comune giocatore l'avrebbe colpita di testa.
La spettacolarità di alcune sue gesta e di taluni suoi salvataggi sulla linea di porta rimasero episodi da cineteca da conservare a futura memoria per tutti gli appassionati di questo sport.