giovedì, febbraio 16, 2006

Montuori.


Miguel Angel Montuori nacque in una famiglia di origine italiana emigrata in Argentina, in data 24 settembre 1932 nella città di Rosario di Santa Fé, primogenito di sei figli. Da bambino giocava scalzo nella piazza o per le vie cittadine. Lo notò un ex giocatore del Racing Avellaneda di nome De Mari, osservatore della squadra, ma nel club della periferia di Buenos Aires il giovane talento sudamericano era bloccato dalla presenza di giocatori nazionali d'esperienza. Avrebbe dovuto attendere il suo turno, giocando poco. Un vero peccato. La società perciò pensò di cederlo a una squadra non argentina: la Universitad Catolica di Santiago del Cile. Qui Miguel si sposò, vinse il campionato e si fece notare per la repentinità del dribbling e per il tocco di palla sopra la norma. Un sacerdote italiano di nome Padre Volpi lo vide e rimastone colpito lo segnalò all'amico Luciano Giachetti, allora direttore sportivo della Fiorentina. La società viola in verità non fu la prima a contattare Montuori. Precedentemente, Renato Cesarini (colui a cui si deve la nomea dei " gol in zona Cesarini " appunto) gli propose di firmare per la Juventus, ma l'argentino rifiutò. Quando il presidente Befani confermò alla Universitad Catolica la disponibilità di pagare l'esosa cifra di 50.000 dollari per comprare il cartellino del giocatore, il dirigente cileno rimase basito perché non pensava che la sua richiesta sarebbe stata accontentata. Così Montuori arrivò a Firenze circondato da una diffusa diffidenza serpeggiante tra i tifosi.
Stagione 1955-56: l'impostazione della squadra in avanti prevedeva Montuori dietro a Julinho e Virgili, oltre a un centrocampo molto coperto e una difesa sigillata. Bernardini diede ampia libertà a Montuori che come una lepre cominciò a propinare scatti, sovrapposizioni e funambolici dribbling con un 10 stampato dietro la maglietta. Il primo gol in campionato si verificò il 2 ottobre 1955 a Torino: Juventus-Fiorentina 0-4 ! Montuori aprì le danze, seguito due volte da Virgili e poi da Ardico Magnini. I tifosi cominciarono a chiamare il nuovo arrivato 'Michelangelo', nome degno delle sue invenzioni sul terreno di gioco. Quel campionato venne stravinto.
Il 15 febbraio del 1956 giunse anche la prima partita con la nazionale italiana di Foni: si trattò di un incontro amichevole contro la Francia in quel di Bologna, godendo del fatto di essere oriundo. In tutto racimolerà 12 presentze e 2 reti in nazionale maggiore. Il periodo azzurro tra il novembre 1955 e il dicembre 1957 fu tinto totalmente di viola visto il numero di titolari gigliati schierati di volta in volta in squadra: il record si verificò in una storica dèbacle contro la Yugoslavia (1-6) nella quale ben nove undicesimi dello schieramento italiano furono fiorentini (12 maggio 1957).
Dopo il 1956 si piazzò quattro volte secondo in classifica con la Fiorentina raggiungendo nel 1958-59 la cifra di 22 gol in 27 partite. Ormai era una conferma. Ma il fato era in agguato.
Nel 1960-61 subì un infortunio. Nel marzo 1961, al fine di provare il recupero del giocatore fremente, l'allenatore Hidegkuti (il grande centravanti ungherese degli anni '50) accolse le sue richieste e lo mise in campo nella squadra riserve che avrebbe giocato a Perugia. Tutto andò bene fino a quando, dopo un lungo rinvio del portiere viola, la palla venne intercettata da un difensore avversario che rilanciò in avanti, ma senza avvedersene colpì violentemente in testa Montuori tra orecchio e tempia. Il giocatore svenne e nessuno pensò di portarlo al pronto soccorso. Quando si risvegliò il medico sociale Giusti gli consigliò di non fare sforzi e di andare a riposarsi. Il giorno dopo Miguel ci vide doppio: diplopia. Si doveva operare, ma in attesa dell'intervento si impose al giocatore un assoluto riposo di tre mesi. Poi si verificò l'operazione a Padova in giugno, ad opera del professore Frugoni, che comportò la chiusura della carotide destra. Sembrò andare tutto bene, ma nelle ventiquattr'ore successive all'intervento la parte sinistra del corpo di Montuori rimase paralizzata. Nuovo intervento per strappare l'uomo alla morte (tutto giustamente a carico della Fiorentina). La vista ritornò lucida, ma la testa no. Montuori accusò uno stato di confusione mentale che non gli permetteva né di fare semplici movimenti in modo esatto, né di parlare con cognizione di argomenti banali. Sembrava come interdetto agli occhi dei terzi. La sua dignità ne fu ferita e quindi in luogo di farsi vedere dai conoscenti in cattivo stato di salute, preferì barricarsi in casa e limitare le frequentazioni. Intanto gli era stato imposto di fare lavorare il cervello: si iscrisse a un corso di scacchi per corrispondenza e continuò a esercitare il suo fisico per mantenersi in forma, anche se ormai ritornare a giocare a calcio era una chimera. Nel gennaio 1962 uscì di casa a prendere un giornale e senza errori lo vide e lo afferrò con presa decisa: la malattia era terminata. Divenne giornalista per un foglio locale, evidenziando un modo di scrivere tutt'altro che incerto. Ma un nuovo problema si avventò su di lui: le continue emicranie che lo tormentavano scoprì che erano dovute a un aneurisma. Una bomba ad orologeria in testa. Nuova operazione, questa volta a carico personale, presso l'ospedale Careggi di Firenze nel 1963 che lo menomò non poco nello spirito. Decise di fare l'allenatore in Italia in piccole squadre della provincia toscana (Pontassieve, Aglianese, Montecatini) sebbene capì di non avere il piglio e la personalità del grande tecnico. A creare ulteriori problemi intervennero due nuove operazioni di ulcera ed ernia del disco.
Nel 1971 in condizioni economiche disagiate, cedette la sua casa in Viale dei Mille a Firenze e fece ritornò in Cile dove allenò piccole formazioni e anche le giovanili della Universidad Catolica. Intanto due dei quattro figli vennero a studiare in Italia e ivi si stabilirono.
La voglia di ritornare nei posti della gioventù fu tanta, ma il viaggio transoceanico costava non poco.
Il cuore viola però fu grandissimo e in occasione di un ritrovo tra tifosi e giocatori storici della Fiorentina per celebrare i numeri 10 più forti di sempre (2 giugno 1988) Montuori e la moglie Teresa furono invitati a Firenze per una bella festa dei ricordi. Un'occasione per rivedere i figli emigrati in Italia e i nipoti mai conosciuti. Ma la sorpresa più grossa si ebbe quando in un incontro con i compagni dello scudetto, il 29 maggio 1988, Montuori scoprì che i suoi ex colleghi di spogliatoio gli avevano comprato una casa completamente arredata nell'Isolotto di Firenze. Il comune pensò di dargli un lavoro da bibliotecario comunale e la squadra dell'Isolotto Calcio del presidente Elio Boschi lo incaricò del compito di osservatore e selezionatore di nuove stelline della pedata. Montuori, in mezzo ai giovani, ritornò a nuova vita. Così la città, i tifosi e i suoi amici diedero sostegno a questo grandissimo numero 10. Probabilmente il più grande della storia viola.
Dopo dieci anni fatti di una vita sostanzialmente serena e semplice, come piaceva a lui, morì il 4 giugno 1998 per un male incurabile.
Definire Miguel Angel Montuori un campione sfortunato è facile. Nell'avverso destino però si avvalse dell'amicizia e dell'amore di persone che non lo scordarono mai.
Chiunque tifi non solo per la Fiorentina non potrà mai dimenticarlo. Un tributo.

Questo post e' dedicato a Padre Serafino e a tutto il Sorriso Francescano di Genova, squadra dove mossi i mie primi passi calcistici e ottenni le prime medaglie..con il soprannome di Montuori.
Effe Lipper per Fondazione Bonarda.

3 Comments:

Anonymous Anonimo said...

NON SONO DACCORDO

4:09 PM  
Blogger Fondazione Bonarda said...

non importa,IO SI'.

4:50 PM  
Anonymous Anonimo said...

scherzi a parte..su cosa non sei d'accordo ?

6:11 PM  

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