venerdì, febbraio 24, 2006

Nesti Channel

Carrera racconta Del Piero
Chiudendo gli occhi ed accarezzando l’infinito, nell’universo dei ricordi abbandonati sulle rive del fiume Po, legati alla Juventus del giovane Del Piero e dell’ariete Vialli, dell’eclettico Ravanelli e del grintoso Ferrara, trova spazio anche Massimo Carrera, protagonista della prima dorata era Lippi, scandita da scudetti e coppe. A quarantuno anni, e con un fazzoletto ancora umido di emozioni, l’ex difensore centrale bianconero non si è sottratto all’abisso delle reminiscenze, frugando la memoria di pensieri ed aneddoti a tinte bianconere. E su Alessandro Del Piero…

Domanda – Signor Carrera, lei adesso è un pilastro della Pro Vercelli, nobile decaduta che milita nel campionato di C2 ma che ha grandi progetti di rilancio per il futuro. Potesse, per un attimo, tornare indietro nel tempo, quale momento della sua carriera vorrebbe rivivere?

Risposta – Potessi, vorrei rivivere il periodo trascorso nella Juventus. Per un tifoso bianconero come me, giocare a Torino è stata una grande soddisfazione. D’altronde credo lo sia anche per qualsiasi altro giocatore.

Domanda – Un vita passata alla Juventus, e tante soddisfazioni raccolte con Marcello Lippi seduto in panchina. Il tecnico toscano è l’uomo giusto per la Nazionale?

Risposta – E’ l’uomo giusto. Ha la mentalità vincente. Non bisogna dimenticare che alla guida della Juventus ha vinto praticamente tutto, in Italia come in Europa. A mio avviso, può fare grandi cose. E le qualificazioni Mondiali lo hanno dimostrato.

Domanda – Un suo ex compagno di squadra, Sergio Porrini, ha dichiarato: “Lippi? Ha il pregio di rendere riuscire a rendere partecipi tutti all’interno di un organico. Con lui, nessuno si sente ai margini”. Lei è d’accordo?

Risposta – Quello che dice Porrini è vero. Lippi ha avuto il merito di riuscire a forgiare il gruppo in breve tempo. Ed è stato fortunato nell’incontrare un gruppo che ha sposato in pieno la sua mentalità e la sua voglia di fare.

Domanda – A proposito di attaccanti. Lei ha giocato per tanti anni al fianco di Alessandro Del Piero, il quale, dopo aver spodestato anche il grande Boniperti, è diventato il nuovo capocannoniere bianconero di tutti i tempi. Quale è il suo personale giudizio sul campione di San Vendemiano?

Risposta – In questi anni ha dimostrato di essere un giocatore straordinario. Anche non giocando titolare, ha sempre accettato la panchina. Si è sempre distinto, dentro e fuori dal campo. E poi, quando è chiamato in causa non fallisce mai. Ma ciò che mi preme dire, è che Del Piero è un grande uomo.

Domanda – L’anima della Juventus, in questo momento, al di là di qualche inquietudine, è incarnata in Zlatan Ibrahimovic. Molti lo paragonano a Van Basten, sinuoso cigno dalle ali fragili come il cristallo. Personalmente, invece, ritengo che il centravanti svedese sia molto simile, fisicamente, a Boksic. Concorda?

Risposta – Concordo. Van Basten è una spanna sopra. Forse, non faceva gli stessi virtuosismi di Ibrahimovic, ma sotto porta era spietato, praticamente incontenibile. Lo svedese, invece, segna poco.

Domanda – E per un attaccante è un difetto mica da poco.

Risposta – E’ proprio così. Per un centravanti non segnare è grave.

Domanda – Saprebbe indicare quale è l’elemento fondamentale nella Juventus?

Risposta – Credo Emerson. E’ davvero molto importante perché ruba molti palloni agli avversari. E’ un elemento fondamentale per questa squadra.

Domanda – Somiglia a Deschamps, non trova?

Risposta – Esatto. Non è molto appariscente, proprio come il francese. Ma si batte in ogni azione. E poi giocando a centrocampo, riesce a dare equilibrio sia alla difesa che all’attacco.

Domanda – Dietro alla coppia azzurra formata da Cannavaro e Nesta, in questo momento, non brillano certo campioni. Secondo lei a cosa è dovuta questa lacuna?

Risposta – Il problema scaturisce dal settore giovanile. Ormai, purtroppo, si cercano quasi sempre difensori soprattutto all’estero. I giovani, di conseguenza, non hanno fiducia, e la Nazionale soffre. Rivalutando i nostri vivai, però, le cose potrebbero cambiare.

Domanda - Torricelli, ex terzino della formazione sabauda, in un’altra intervista, ha dichiarato: “La Juventus di adesso è forte come la nostra. Ma può spendere qualche nome altisonante in più”. Ritiene corretta la sua affermazione?

Risposta – La nostra Juventus, e quella di Capello, credo che si equivalgano. Tutte e due scendono in campo solo per vincere. Noi ci battevamo, proprio come la Juventus di oggi, senza lesinare energie sia in campionato che in Champions League. Non davamo mai nulla per scontato. Ripeto, le due squadre si somigliano molto, come mentalità, come forza e come gioco.

Domanda - In un’altra intervista, Pietro Vierchowod, campione d’Europa con la Juventus di Lippi, sostiene che le generazioni dei grandi difensori sono cicliche, e quindi soggette ad alti e bassi. Ed in questo momento, purtroppo, in Italia, non ci sono grandi interpreti del ruolo. Vierchowod ha anche sottolineato come un ritorno alla marcatura a uomo possa attenuare questa piaga. Ritiene corretta questa sua osservazione?

Risposta – La marcatura a uomo può anche complicare le cose. Perché se non riesci a tenere a bada un attaccante, sono dolori. E la squadra ne risente. Invece, giocando a zona, magari può arrivare un compagno ad aiutarti.

Domanda – Lei è stato molte stagioni a Torino. E, di conseguenza, conosce l’ambiente. Con Fabio Capello al timone, la Juventus riuscirà a reggere agli attacchi di Inter e Milan?

Risposta – Io penso che arriverà lontano. Ha qualità e doti per rimanere in testa. Basti pensare che in Coppa Italia perdeva tre a zero ed in pochi minuti ha realizzato due gol. Questo denota carattere.

Domanda - Quale è stato l’attaccante più difficile da marcare?

Risposta – Io ho avuto difficoltà con Turchetta, quando giocavo a Bari, come terzino sinistro, e lui agiva sulla destra nel Cesena. L’altro che ho sofferto è stato Branca. Naturalmente, tralascio Maradona e Van Basten, fenomeni che in ogni caso riuscivi, con molto impegno, a tenere a freno.

Domanda – Se potesse affacciarsi sulla finestra del destino, cosa vorrebbe vedere nel suo futuro?

Risposta – Io mi diverto ancora a giocare. Non potrò farlo in eterno, ma il mio futuro è nel calcio. Farò il corso per diventare allenatore. Poi si vedrà.

Carlo Nesti