mercoledì, febbraio 01, 2006

Strani incroci tra Cava dei Tirreni e Genova/seconda puntata


Ecco, oggi e' un triste giorno per la tifoseria genoana. Ancora una volta la Gea ha dettato legge in casa nostra ed e' riuscita a fare cio' che aveve gia' messo in atto quest'estate: allontanare dai tifosi capitan Tedesco. Lo aveva detto Preziosi che non ci si deve affezionare ai giocatori ed eccoci serviti. Ancora una volta la mano che ti accarezza e' capace di pugnalarti appena volti le spalle. Vaffanculo Preziosi..vaffanculo.
E adesso parliamo di un altro Capitano, con la C maiuscola e, come visto nelle prima puntata dedicata a Levratto, troviamo un altro incrocio tra Genova e Cava dei Tirreni in queste righe scritte da Vincenzo Paliotto per cavese.it.


Gianluca Signorini


Pur avendo vestito la maglia della Cavese nell'arco di una sola ma importante stagione, Gianluca Signorini rimane e resterà per sempre nei cuori dei tifosi di Cava de' Tirreni. Nato a Pisa il 17 marzo del 1960, di professione libero ed interprete di un calcio dal volto umano, Signorini esordì nel campionato di Serie C1 nelle file della squadra della sua città natale. Forgiò il suo temperamento difensivo sugli infuocati campi della Serie C, da cui dopo una lunga, onorevole e faticosa gavetta, spiccò il volo verso la massima divisione. Dopo gli esordi di Pisa, infatti, militò nel Pietrasanta, quindi nel Prato e successivamente per due stagioni nel Livorno, in una piazza allo stesso tempo calda ed esigente, in particolar modo nei confronti di un pisano doc come lui. Nell'83/84 fu prelevato dalla Ternana e con i rossoverdi umbri raggiunse una difficile salvezza in extremis. Pur giocando in squadre di bassa classifica, il libero Signorini riusciva a mettersi comunque in luce, non abbastanza però per fare il tanto sospirato salto di categoria.

Nell'estate del 1984 si guadagnò l'intressamento della Cavese, che, retrocessa in C1, guardava con particolar attenzione a quei giovani di talento che volevano mettersi in luce. Era la prima volta che Gianluca andava a militare in una formazione del Sud Italia, anche se nel girone meridionale era conosciuto discretamente, in quanto sia il Livorno che la Ternana aveva giocato nel Girone B della C1. Nonostante la discesa dalla B alla C, Signorini trovò ad ogi modo a Cava de' Tirreni un pubblico ancora attaccatissimo, come suo solito, alla vicende della squadra del cuore. La società metelliana acquistò sul mercato diversi interessanti giocatori: Gregori, Bobbiesi, Malisan, Malaman, Mandressi, La Rosa, con l'intento ovviamente di disputare un campionato di livello in C1. Avventatamente però la squadra fu affidata a Romeo Benetti, tecnico proveniente dalle giovanili della Roma, che già dalla Coppa Italia raccolse una lunga e preoccupante serie di debàcle. L'ex mediano azzurro aveva scelto di adottare il tanto in voga modulo a zona, ma evidentemente le sue direttive tattiche non risultarono molto chiare e convincenti nei confronti dei giocatori. In particolar modo il pacchetto arretrato traballò in modo clamoroso, subendo nella manifestazione estiva tricolore dei paurosi rovesci. Nonostante avesse affidato il reparto centrale della difesa alla coppia Signorini-Andreoli, un stopper di discreta levatura, già da un anno a Cava e proveniente dal Forlì. La Cavese di Benetti ebbe il coraggio di uscire dal primo turno di Coppa Italia con ben 24 gol subiti sul groppone. Un passivo che avrebbe stordito chiunque ed a maggior ragione gli uomini della linea difensiva, che si stavano giocando buona parte della loro credibilità. Signorini era apparso oltremodo in difficoltà nello scriteriato modulo adottato da Benetti, ma ebbe il coraggio e la forza di non arrendersi, ma anzi di continuare a credere nei propri mezzi. In effetti anche in campionato gli aquilotti sotto la gestione di Benetti, che durò per 12 partite, vinsero soltanto una volta, a domicilio ai danni della Reggina e precipitarono ovviamente sul fondo della graduatoria.Con qualche mese di ritardo, a dicembre, la dirigenza diede il benservito a Benetti e si affidò alle cure del vecchio e fido Viciani, con l'ingrato compito di conquistare una difficile salvezza. Signorini, che nella prima parte del campionato si era trovato anche dirottato in panchina, riscoprì il carattere e la forma con l'arrivo del nuovo tecnico. Dopo la sconfitta di Catanzaro, la Cavese inanellò una serie di risultati utili consecutivi che la tirò fuori dalle secche della classifica. Gli aquilotti firmarono due successi d'autore in trasferta a Caserta e Nocera, aggiudicandosi due derby infuocati, grazie alla vena realizzativa di Mandressi. Signorini fu eletto addirittura condottiero e capitano della rinata truppa di Viciani, presentandosi come calciatore estremamente versatile e sicuro delle proprie capacità. Il 14 aprile dell'85, nel pieno del piano salvezza, guidò gli aquilotti ad un prestigioso successo sulla Salernitana, in rimonta con uno splendido e roboante 3 a 1. Seppur in leggero affanno, quella Cavese raggiunse la salvezza, scongiurando un'immeritata retrocessione. Signorini aveva conosciuto compagni fantastci come Pavone, Mandressi, Mari, Cesidio Oddi e si era distinto agli occhi del suo pubblico per il grande coraggio e la dedizione alla maglia.

Non fu un caso che gli osservatori di una squadra emergente come il Parma lo notassero. I ducali, pilotati da un certoArrigo Sacchi, decisero di affidarsi al giovane libero della Cavese. Con il tecnico di Fusignano Signorini si espresse benissimo, ottenendo la sospirata promozione in Serie B e nei cadetti nell'86/87 addirittura si permise il lusso di estromettere il Milan dalla Coppa Italia. Successo che valse a Sacchi l'approdo sulla panchina dei rossoneri. Anche Signorini comunque raccolse i frutti di quella stagione straordinaria e nell'87/88 fu ingaggiato dalla Roma dell'altro maestro della zona e cioè Nils Liedholm. La stagione nella capitale non fu fortunatissima, ma Signorini si era guadagnato i favori e le attenzioni di molti estimatori. Fra tutte quelle del neo-allenatore del Genoa Franco Scoglio, che era in rotta di collisione con il suo libero Biagini ed aveva chiesto insistentemente a Spinelli l'ingaggio di Gianluca Signorini, che la Roma stava ormai cedendo. Scoglio vinse la sua scommessa con Signorini, che fu subito il capitano e il trascinatore del Genoa verso la Serie A. Il libero rossoblù entrò in squadra titolare nel settembre dell'88 e non ne uscì più per sette lunghe stagioni. Nell'89/90 si ritrovò a Marassi in maglia rossoblù anche il suo fido amico Alberto Urban, trasportando uno spicchio di Cavese in quel di Genova.

Intanto negli ambienti del calcio italiano si diffonde una voce non trascurabile e di un certo peso. Infatti, a Milanello durante gli allenamenti Arrigo Sacchi impartisce a Franco Baresi, il miglior libero del mondo, lezioni tattiche sull'interpretazione del ruolo da parte di Gianluca Signorini. In pratica Sacchi suggerisce allo "straordinerio" Baresi di ispirarsi liberamente al libero genoano. Un riconoscimento che vale più di palloni d'oro e contartti miliardari. Con il Genoa divenne un giocatore simbolo e idolo della curva dei genoani. Scoglio e poi Bagnoli lo promossero luogotenente sul campo e con questi gradi il 18 marzo del 1992 espugnò con il Grifone l'Anfield Road di Liverpool. Rimase in rossoblu fino al '95, quindi nel 1996 andò a chiudere la carriera nel Pisa in Serie D, dopo aver giocato 201 partite in A con 6 gol, 72 e 3 reti in B, 184 e 6 gol in C1, 29 ed 1 in C2, 30 e 3 in D, 46 sfide di Coppa Italia e 10 gare di Coppa UEFA.

Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, intranprende l'attività di dirigente nei quadri proprio del Pisa, ma non è altro che l'inizio del calvario. Signorini si scopre affetto dalla SLA, scleriosi amiotrofica multipla, o meglio conosciuta come morbo di Lou Gerhig. Una malattia che praticamente immobilizza lentamente e sempre più gravemente i muscoli del corpo. Gianluca vorrebbe reagire come ha sempre fatto sul campo, da capitano con la grinta, alla sua maniera. Ma il male avanza impetuoso, senza scrupoli ed il libero si stringe alla moglie Antonella ed ai suoi quattro figli, Alessio, Benedetta, Andrea e Giulia. "Signorini fa piangere il calcio", titola un giorno La Reppubblica, rivelando al mondo del calcio e non solo il suo male e il 24 maggio del 2001 il Genoa organizza una serata in suo onore. Lo accompagna l'intera famiglia, il Marassi è stracolmo come in una partita di campionato, Signorini è in lacrime. Il 6 novembre del 2002 il capitano muore, a 42 anni, dopo tante indimenticabili battaglie. Lascia un vuoto incolmabile come calciatore e soprattutto come uomo.

Nel mondo del calcio che spesso esalta, ma che con la stessa facilità dimentica, Gianluca è sempre vivo nel cuore di tutti, capitano di mille battaglie e protagonista di un calcio antico e dal sapore leale.

3 Comments:

Anonymous Anonimo said...

è stato davvero un grande uomo, in campo e sopratutto fuori, sempre disponibile con tutti, mai divo.
il suo indelebile ricordo è impresso per sempre nella mia mente di giovane tifoso della cavese negli anni 80 ed oggi, a distanza di tutti questi anni non posso che stringermi con affetto ai suoi cari figlioli ricordando loro che hanno avuto ed avranno sempre uno splendido papà.

12:38 PM  
Anonymous Anonimo said...

salve, in quegli anni io ero un raccattapalle della cavese, e ricordo la figura imperiosa di gianluca signorini molto presente all'interno del campo ma anche fuori, episodio su tutti, ero nel retro stadio dove si fa il riscaldamento pre-partita, e avevo un pallone che calciavo ripetutamente vicino al muro con il piede destro e solo con quello.....
L'uomo gianluca signorini, mi venne vicino mi fece una carezza e mi disse calcia con tutte e due i piedi......facendomelo fare lui e non più con il muro.....
Ho trascorso tanti anni al campo facendo il raccatapalle, ma un solo calciatatore ho incontrato con tanta umiltà e generosità......un ricordo indelebile.....
M.V.

9:08 AM  
Anonymous Anonimo said...

ciao io conosco il figlio andrea e vi posso assicurare k è un grand ein tt i sensi.......il padre nn l ho mai visto giocare ...ma credo k il figlio sia il suo specchio..

11:32 AM  

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