giovedì, febbraio 02, 2006

Strani incroci tra Cava dei Tirreni e Genova/terza puntata


E cosi- dopo Levratto e Signorini siamo qui a parlare di un ennesimo incrocio del destino tra Cava dei Tirreni e la genova rossoblu.
Parliamo di Alberto Urban, trottolino dai lunghi capelli che non ebbe tantissima fortuna in Liguria.
Ma leggiamo Vincenzo Paliotto che ce lo racconta dalle pagine web di Cavese.it


Con la riapertura delle frontiere ai giocatori stranieri il calcio italiano degli Anni Ottanta sotto il profilo dello spettacolo si affidò in particolar modo ai campioni d’oltrealpe, consegnando spesso loro il ruolo di guida delle principali squadre del campionato. Molti portavano sulle spalle il numero 10, altri no, ma in un modo o nell’altro segnarono, con alterne fortune, le sorti del nostro torneo. Maradona, Platini, Zico, Falcao, Rummenigge e Junior divennero in poco tempo gli idoli delle nostre domeniche calcistiche. I tifosi deliravano per le loro imprese e gli stessi calciatori italiani cercavano di carpirne il più possibile le loro qualità migliori.

Alla corte della Cavese nel campionato di Serie B dell’ 83/84 approdò a torneo iniziato un calciatore che straniero non era, ma che aveva studiato calcisticamente ad Udine sotto gli insegnamenti del grande Zico. Alberto Urban, nato a Saint-Avold in Francia nel 1961, aveva debuttato tra i dilettanti del Tolmezzo e quindi nell’ 82/83 si era distinto brillantemente nel Gorizia, guadagnandosi le attenzioni dell’Udinese targata carioca con gli arrivi di Edinho e dello stesso Zico. Ma non trovando spazio nella competitiva formazione friulana, i dirigenti udinesi ben pensarono di affidare il piccolo talento alla Cavese, con lo scopo di farlo maturare definitivamente. Urban giunse in ottobre timidamente a Cava de’ Tirreni, pur accompagnato da referenze promettenti. L’allenatore Maurizio Bruno, però, non se la sentì di gettarlo nella mischia subito e lo impiegò con il contagocce nella fase iniziale. Ad ogni modo il piccolo peperino venuto dal Friuli seppe cogliere la sua occasione, quando la Cavese all’ottava giornata ospitò al Lamberti il Cesena, in un clima non felicissimo per i metelliani. Infatti i tifosi di casa avevano deciso lo sciopero del tifo per contestare il deludente inizio di torneo della loro squadra. Dopo i primi quarantacinque minuti il risultato ristagnò sullo 0 a 0, quando Bruno ebbe il coraggio di lasciare negli spogliatoi Mitri per far posto ad Urban. Dalla cronaca della Gazzetta dello Sport a firma di Antonio Cardone del lunedì successivo si leggeva: “La svolta nella ripresa. Bruno ha tratto vantaggio dalla panchina schierando subito il più positivo Urban. Con quell’innesto l’allenatore campano ha dato vivacità e praticità alle azioni della sua squadra”. Al novantesimo la gara registrò un netto 3 a 1 in favore della Cavese firmato dai gol di Urban, Moscon e Vagheggi nello spazio di quattro minuti. Rampulla si piegò senza attenuanti ed il condor Agostini marcò l’inutile rete dei romagnoli. In casa cavese era nata una stella, anche se soltanto l’allenatore aquilotto pareva non accorgersene. Il pubblico metelliano, invece, da sempre attento ed appassionato aveva individuato in quel fantasista il suo idolo su cui riporre le speranze di salvezza. Alberto Urban era uno spettacolo raro a vedersi nella cadetteria. Un concentrato di dribbling, finte, colpi di classe abbinati ad uno straordinario senso della praticità e del sapere calcistico. Un talento di tecnica che però non si abbandonava e perdeva in inutili virtuosismi. Sembrava il riflesso in miniatura di Zico dal quale aveva appreso i colpi tipicamente carioca. Anche se rispetto al brasiliano Urban si collocava all’ala destra per ferire la retroguardia avversaria con colpi decisi. Il peccato fu che né Bruno né il suo successore Pinardi rischiarono a schierarlo da titolare e la Cavese, anche per questo motivo, si abbandonò sul fondo della classifica fino all’infausto pomeriggio di Pistoia. Urban giocò 20 partite con il corredo di due gol e i tifosi non dimenticarono di far presente che con Urban in campo la salvezza sarebbe potuta essere possibile.

La Cavese retrocesse in C, ma i tifosi si tennero stretti e coccolarono quel piccoletto capace di giocate geniali. In serie C1 con Benetti in panchina Urban si guadagnò una maglia da titolare con il numero 7, anche se la stagione non incominciò nel migliore dei modi per la Cavese. Infatti , lo stesso Romeo fu costretto a far posto a Corrado Viciani, viste le precarie condizioni di classifica. I vari Signorini, Mandressi e Malisan presero finalmente coraggio con il nuovo allenatore e la Cavese giocò un girone di ritorno dignitoso, così come lo stesso Urban si distinse su ottimi livelli. Il suo personale capolavoro giunse, manco a dirlo, nel derby interno con la Salernitana. Urban annientò i granata con una doppietta d’autore ai danni del malcapitato Boschin. Lillo Scopelliti sulle pagine del Corriere dello Sport all’indomani si presentò così: “Cavese in svantaggio reagisce subito, domina la Salernitana, segna 3 gol e conquista una grande vittoria”. Storico, come storica ed indelebile divenne la prestazione del signor Alberto Urban. Quell’anno Albertino giocò tutte e 34 le partite con un bottino cospicuo di 6 gol. Il suo legame con Cava si rinsaldò ancora di più e nella stagione successiva riuscì a fare meglio, riconoscendosi come il pilastro della squadra. Molti meriti andarono anche al mister Franco Liguori, che divenne un amico fraterno del giocatore. Urban si comportò ancora meglio con 31 partite ed 8 gol all’attivo, tutti griffati d’autore. Contro la Salernitana fu ancora protagonista o lo sarebbe stato se il rude Conforto non l’avesse azzoppato sdegnosamente. L’avventura purtroppo si chiuse nel momento più bello, in quanto dopo il quinto posto la Cavese fu retrocessa dalla CAF per un presunto illecito di calcioscommesse.



In Serie C2Alberto Urban non poteva proprio andare, in quanto richiesto un po’ ovunque sul mercato. Alla fine la scelta cadde su Cosenza e con i silani sfiorò la serie A. Ad ogni modo la massima categoria gli fu regalata del Genoa di Scoglio che lo ingaggiò per la stagione 89/90. Alberto arrivò in Serie A soltanto all’età di 28 anni, ma avrebbe meritato di farlo con largo anticipo. Quel piccoletto dalla capigliatura folta e dal passo brasiliano riuscì a trovare estimatori importanti. Con il Grifone fece bene insieme al suo amico Gianluca Signorini, all’uruguagio Pato Aguilera e a Stefano Eranio. All’esordio segnò un gol in Coppa Italia al Padova. Quindi vestì le maglie di Triestina, Avellino e Turris, prima di fare un clamoroso ritorno alla Cavese in Serie D nel 95/96. Liguori, tornato sulla panchina della Cavese, lo chiamò in soccorso della disperata causa aquilotta. Con professionalità Urban accettò per dare una mano ai suoi vecchi amici, anche se l’età non era più verdissima. Alberto ancora una volta si fece apprezzare per la sua professionalità ed il suo palleggio raffinato. Anche se le presenze furono appena 9, furono in molti quelli che lo ricordarono ancora una volta come il piccolo Zico.