martedì, marzo 14, 2006

La settimana di Effe Lipper.

Ascoli 3 Roma 2

hanno fatto er record dei record pe' esse quinti.

MAVVIENI

e ricordateve che é meglio avé 'no zoppo drento casa che tre marchiciani davanti la porta


Champions League
Ho visto la sintesi di Liverpool-Benfica. Dominio totale dei reds. Pali, traverse, gol annullati, parate miracolose, salvataggi sulla linea.. insomma tutto il campionario di sfiga che normalmente ti accompagna durante una stagione, però concentrato in 90 minuti!
Il Benfica? Due gol straordinari, Simao e Miccoli (rovesciata alla Tare ), e tutti a casa..



Filippo Inzaghi.
Un grande. con una gamba sola segna dieci reti. Ma che volete di più? Definite l'anticalcio: uno che dei suoi limiti ha fatto mille cavalli di troia..




Record nella storia, a proposito


The glorious era of “Iron Sparta”. Coached by Englishman John Dick, this was the team that was almost unbeatable. The squad (from left): Johny Dick, Peyer, Pilát, Hojer A., Káďa, Perner, Janda, Sedláček, Kolenatý, Červený, Pospíšil, Šroubek.

Tra il 1920 e il 1923, lo Sparta Praga vinse 51 partite consecutive (conquistando quattro scudetti), mettendo a segno 237 reti complessive e subendone appena 40.
La squadra che portò a termine quella formidabile cavalcata viene ricordata come “Iron Sparta”.
(fonte : sito ufficiale Sparta Praha)



Nel 1931/32 il Ferencvaros vinse lo scudetto in Ungheria a punteggio pieno, vincendo tutte le 22 partite in programma, mettendo a segno 105 reti e subendone 18.
(fonte: sito ufficiale Ferencvaros )

Nel 1941 il Nacional di Montevideo s'impose nel campionato uruguayano vincendo tutte le 20 partite disputate, segnando 79 reti e subendone 22. Avendo vinto anche il campionato nel 1940, dove si era imposto consecutivamente nelle ultime 10 gare in programma, e avendo conquistato anche il campionato del 1942, trionfando nelle prime due giornate, il Nacional ha realizzato una striscia di 32 vittorie consecutive, l'ultima delle quali ottenuta con uno squillante 10-1 sul Defensor, prima di concedere il pari (3-3) al Racing Club Montevideo.


Juventus Milan vista da me
De Santis è un arbitro mediocre, il virtuoso del fallo di confusione.
Domenica ha adottato 2 pesi e due misure, se è da ritenere giusta l'espulsione di Gattuso, non ci si spiega perchè Viera non abbia seguito la stessa sorte.
A mio avviso poteva anche starci il rigore per il Milan, fallo di mano involontario, ma il tiro poteva essere considerato chiara occasione da gol. Certo, come è già stato detto, se adesso anche il Milan si trova a lamentarsi degli arbitri....




Walter Zenga: “Mai due portieri alla pari”

by FIFAworldcup.com

Walter Zenga, ex portiere della Nazionale azzurra ed attuale allenatore della Stella Rossa Belgrado, ha dialogato con FIFAworldcup.com riguardo alle sue esperienze ai Mondiali e alle prospettive di Italia e Serbia Montenegro a Germania 2006.

È davvero un piacere parlare di calcio con colui che, nel corso di una carriera che lo vide conquistare per tre volte il titolo di miglior portiere del mondo, fu soprannominato l’“Uomo Ragno” per le sue eccezionali qualità acrobatiche.

A differenza di altri campioni del passato, in Zenga si percepisce come il calcio, una volta appese le scarpe al chiodo, sia davvero rimasto parte integrante della vita e come ogni singolo ricordo di una carriera vissuta da protagonista sia ormai indelebile nella sua memoria.

FIFAworldcup.com l’ha intervistato al termine di un allenamento della sua Stella Rossa Belgrado, la squadra serba alla quale è approdato dopo le esperienze negli Stati Uniti ai New England Revolution ed in Romania, al National Bucarest ed alla Steaua Bucarest.

Se Walter continuerà a far bene come nelle ultime stagioni, fra qualche anno potremmo rivederlo sulla panchina di una delle sue squadre più amate, quelle nelle cui fila ha disputato le stagioni più esaltanti, ovvero l’Inter e la Nazionale italiana.

Parlando di Mondiali abbiamo obbligatoriamente dovuto accennare a quel gol di Caniggia nella semifinale di Italia ’90 su cui Zenga - votato, a scanso di equivoci, “miglior portiere" di quell’edizione iridata - non parve certamente privo di responsabilità. Anche in questo caso, proprio come caratteristica dei grandi portieri, Walter ha dimostrato di aver assimilato quell’errore, con la consapevolezza che solo chi si trova in certe situazioni può sbagliare e soprattutto che quella palla non era così semplice da agguantare come molti al contrario sostengono…

Il 2006 è l’anno del Mondiale, sono trascorsi vent’anni dalla tua prima volta in una Coppa del Mondo FIFA…
È vero, quell’esperienza messicana come terzo portiere fu fantastica. Peccato che la squadra fosse in fase calante e che negli ottavi di finale incontrammo una Francia con un centrocampo a dir poco fantastico…

Fu anche l’edizione del ballottaggio fra Giovanni Galli e Franco Tancredi…
Ebbene sì, ora che sono allenatore ho messo a frutto gli insegnamenti di quel periodo. Non bisogna mai mettere due portieri sullo stesso piano, a mio parere. In Messico, Galli e Tancredi furono consumati dallo stress. Posso rivelare che prima della gara contro la Francia il c.t. Bearzot ebbe la tentazione di puntare su di me. Non sarebbe stata una cattiva idea! Peccato…

Dopo il Messico cominciò l’epopea della Nazionale di Azeglio Vicini, figlia di una nazionale Under 21 indimenticabile e sfortunata…
In Italia tutti sono rimasti affezionati a quella squadra che nel 1986 perse ai rigori la finale del Campionato Europeo Under 21 contro la Spagna e poi, trapiantata quasi interamente in Nazionale maggiore, uscì in semifinale ad Euro 1988 e si presentò fra le favorite al mondiale casalingo. C’eravamo io, Donadoni, Ferri, De Napoli, Giannini, Vialli, Mancini…

Italia ’90, per ogni appassionato di calcio italiano è semplicemente l’evento sportivo per eccellenza…
Giungemmo al Mondiale in grande forma, imbattuti da tempo, subendo una sola sconfitta contro il Brasile a Bologna, dove mi fece gol André Cruz su punizione. Al Centro Tecnico Federale di Coverciano incontrammo molte difficoltà, non lo nego. Troppe polemiche legate al trasferimento di Roberto Baggio dalla Fiorentina alla Juventus. Una volta arrivati a Marino, nei pressi di Roma, cominciò invece un magico incantesimo che si interruppe solo nella semifinale di Napoli.

Quella maledetta semifinale…
Incredibile. Vincemmo sei partite su sette senza mai perdere e lasciammo strada all’Argentina che di partite, in tutto il Mondiale, ne vinse soltanto due nei centoventi minuti. Fallimmo tante occasioni quella sera e scontammo anche la lontananza dallo Stadio Olimpico. Napoli era con noi, ma anche con Maradona. Non fu irrilevante.

Italia in vantaggio con Schillaci, poi il gol di Caniggia…
Su quelle palle sul primo palo il portiere è “morto”. Qualsiasi cosa faccia rischia di sbagliare ed io non fui né bravo, né fortunato. Cose che capitano anche ai giorni nostri…

I rigori…
Con i rigori l’Italia non ha un buon feeling, non so spiegare il motivo. Il portiere argentino Goychochea in quel periodo parava tutto. Sul tiro di Olarticoechea ebbi sfortuna, calciò dritto per dritto. Fu davvero triste uscire in quel modo…

Meglio tornare all’attualità! Vivendo a Belgrado, che idea ti sei fatto della nazionale serbo montenegrina in vista di Germania 2006?
È arrivata ai Mondiali vincendo un girone molto difficile e subendo un solo gol, su azione susseguente ad un calcio d’angolo. Il gruppo C è davvero insidioso, ma la mia triennale permanenza nei Balcani mi porta a dire che più le imprese sono complicate e più i giocatori provenienti da queste zone riescono a concentrarsi e ad ottenere grandi risultati. È l’unica considerazione che mi sento di fare.

E riguardo all’Italia e alle altre nazionali?
Conta molto in quali condizioni si arriva a giugno. Con giocatori come Buffon e Totti tutto è possibile, ma sarà la condizione psicofisica ad essere decisiva. Fra le altre squadre, inutile dire che saranno le solite note a contendersi il titolo ed il Brasile, se non incontrerà la classica giornata storta nella seconda fase, è sicuramente la squadra favorita.

Ti piacerebbe un giorno allenare una nazionale? Magari quella azzurra?
Perché no! È sicuramente un’esperienza entusiasmante, molto diversa rispetto a quella di allenare un club, ma altrettanto eccitante. I Mondiali, poi, hanno un fascino unico. Ora, comunque, sono tranquillo qui a Belgrado, in un club dalla grande tradizione e dal futuro assicurato, grazie a giovani con ottime prospettive. Il centrocampista difensivo Dusan Basta, ad esempio.

Ci potrebbe essere uno Zenga a guidare l’attacco azzurro nel prossimo futuro?
Lasciamolo crescere in pace! Vedremo…

Walter ci saluta sorridendo. L’ultimo riferimento al figlio Jacopo, promettente attaccante classe 1986 delle giovanili della Stella Rossa (con esperienze italiane a Monza e Genoa) non se l’aspettava, ma gli ha fatto piacere.

Tuttavia, da padre premuroso e che non vuole mettere troppa pressione su quella che è senza dubbio una speranza del calcio italiano, preferisce non creare troppe aspettative...


Oliver Bierhoff vede l'Italia tra le squadre favorite

by AFP/Datasport
Oliver Bierhoff, dal luglio 2004 team manager della nazionale tedesca, pensa al prossimo Mondiale e riconosce la forza dell'Italia: "È sicuramente tra le favorite, Marcello Lippi è un grande allenatore".

L'ex attaccante di Ascoli, Udinese, Milan e Chievo fa il suo pronostico sulla prossima rassegna iridata: "La Germania è una squadra molto rinnovata, con al suo interno giovani interessanti. Certo, dopo la pessima figura fatta contro gli azzurri a Firenze dobbiamo cercare soluzioni. Non siamo stati propositivi in fase offensiva e stavamo sempre troppo lontani dagli attaccanti avversari in fase difensiva. Con i campioni che ha l'Italia non te lo puoi permettere.

Bierhoff fa un plauso anche al c.t. Marcello Lippi: "È un grande allenatore, ha messo bene la squadra in campo e sa dirigerla ottimamente dalla panchina. Noi, comunque, ci crediamo. Toni? Un ottimo attaccante, spero non batta il record di 27 gol che ancora mi appartiene".

Grazie ad un suo golden gol, il primo della storia, la nazionale teutonica si aggiudicò Euro 1996 in finale contro la Repubblica Ceca (2-1). Nella sua carriera tedesca Bierhoff ha vestito le maglie di Bayer Uerdingen, Amburgo e Borussia Moenchengladbach. Esperienze anche in Austria (Austria Salisburgo) e Francia (Monaco).

Stabilì il record di 27 reti in serie A nella stagione 1997/98, quando vestiva ancora la maglia dell'Udinese. Ha vinto lo scudetto nel 1999 con il Milan.



La Svizzera sogna con il promettente Senderos

by FIFAworldcup.com

A 17 anni Philippe Senderos è diventato il primo giocatore elvetico ad alzare un trofeo internazionale. Quattro anni dopo è uno dei giocatori più importanti di una Svizzera tornata competitiva.

Lo scorso autunno, guardando il giovane difensore centrale dell’Arsenal dirigere la difesa della sua nazionale contro gli attacchi francesi, irlandesi e turchi, si stentava a credere che quel ragazzo fosse diventato giocatore internazionale da meno di nove mesi.

Tuttavia il ventunenne Philippe può già vantare un palmares importante, sin da quando, all’età di 13 anni, ha dapprima capitanato la nazionale svizzera Under 15 ed in seguito ha guidato la nazionale svizzera Under 17 alla conquista del titolo europeo in Danimarca, regalando ai rossocrociati la prima vittoria in assoluto in una competizione internazionale.

Nato a Ginevra da madre serba e padre spagnolo, Senderos – che parla francese, spagnolo, tedesco, serbo-croato e inglese – è senza dubbio il più rappresentativo membro di quel gruppo multiculturale di giovani atleti che hanno dato al calcio svizzero nuove speranze e nuove ambizioni.

Philippe ha esordito all’età di cinque anni nelle giovanili del Servette, passando tra le varie squadre giovanili della società ginevrina. Ha debuttato nella serie maggiore svizzera a soli sedici anni.

A quell’epoca, l'adolescente Senderos, cresciuto fino a raggiungere il metro e novanta di altezza, aveva già attirato l’attenzione di Arsene Wenger, dirigente dell’Arsenal. Tuttavia il club inglese ha dovuto sbaragliare la concorrenza di molte rivali di alto livello, come ad esempio Juventus, Real Madrid, Manchester United e Liverpool per ottenere la firma del giovane dopo le sue imprese nella nazionale svizzera Under 17.

Anche se ormai sembra un’inezia, all’Arsenal Philippe Senderos ha avuto un avvio di carriera frustrante, perché una serie di infortuni lo hanno tenuto fuori dal campo per quasi un intero anno.

Alla fine, è stato un infortunio al compagno di squadra Sol Campbell all’inizio del 2005, che ha dato al giocatore svizzero la sua prima grande opportunità nel club inglese. Anche se ha esordito in prima squadra prima di quanto Wenger avrebbe voluto, il giovane svizzero ha mostrato una incredibile maturità, riuscendo a conservare il posto al centro della difesa dell'Arsenal anche quando Campbell si è rimesso.

L’esordio del giovane in nazionale è avvenuto un paio di mesi più tardi, in circostanze simili, a causa di un infortunio al difensore centrale Murat Yakin che ha fatto entrare il ventenne nella mischia in vista di una difficile partita di qualificazione per i Mondiali in casa della Francia.

In questa occasione, Senderos ha nuovamente dimostrato la sua abilità, controllando agevolmente David Trezeguet e aiutando la Svizzera ad ottenere un pareggio a reti inviolate. Anche se ha dovuto affrontare una rinnovata concorrenza all'Arsenal, il suo posto di titolare della difesa svizzera non è più stato messo in dubbio.

Calmo e tranquillo fuori del campo, ma impetuoso e impulsivo quando gioca, si parla di lui come il futuro capitano sia dell'Arsenal che della nazionale elvetica. Avendo già guidato la Svizzera alla conquista del suo primo trofeo in assoluto con l’Under 17, il giovane difensore ha certamente il carattere e le capacità per spingere i propri compagni di squadra a cogliere altri successi su palcoscenici ben più importanti.