mercoledì, marzo 08, 2006

Lo strano caso del signor Szolti

In Italia la notizia non ebbe molta eco, smorzata dai tragici fatti di cronaca e dalla pressante attualità del calcio televisivo, ma qualche tempo fa la stampa inglese ha rilanciato, con una certa evidenza, una vecchia storia che regge all'usura del tempo e che, periodicamente, torna ad occupare le prime pagine dei tabloid inglesi da ormai oltre trent'anni: quella di Mister Szolti.

Questa vicenda ha dell'incredibile, questo personaggio galleggia, a mio avviso, a metà fra cronaca e leggenda.
E' una sorta di Yeti, di mostro di Loch Ness, di Araba Fenice del calcio europeo: che sia realmente esistito vi sono pochi dubbi, sono le sue opere che ne destano molti.
Ma chi era, o almeno chi dicono che fosse, questo "signor Szolti" ?
Appena si formula una domanda così precisa, per quanto estremamente semplice, ecco che usciamo dal campo delle certezze.
Di nome si chiamava (o si chiama ancora? non sono riuscito a stabilire neppure se sia ancora vivo…) Deszo.
Da qualche parte ho letto che fosse un ungherese fuggito assieme a molti connazionali famosi dopo i fatti di Budapest, del '56.
Non fu il solo, con lui espatriarono i campioni della Honvéd : Czibor, Kocsis ed il grande Puskas.
Le (relative) certezze finiscono qui.
Se in un qualsiasi motore di ricerca su Internet inserite il suo nome completo, Deszo Szolti, non avrete risposta.
Sembra quindi impossibile che un personaggio così oscuro possa aver riempito, seppur saltuariamente e per brevi, ma intensissimi, periodi, le prime pagine dei principali quotidiani inglesi e suscitato le attenzioni di giornalisti come Brian Glanville.
Invece è così, e d'ora in poi quello che vi posso raccontare è frutto di ricordi e di "sentito dire".
Perché i giornali inglesi si sono occupati nuovamente di costui ? A questa domanda la risposta è facile.
E' una storia (o una leggenda ?) nata negli anni '60, legata alle vittorie di una squadra destinata al mito : l'Inter di Moratti, Herrera ed Italo Allodi, la "Grande Inter".
Ma facciamo un passo indietro.
Abbiamo lasciato il misterioso "signor Szolti" in fuga dall'Ungheria, invasa dai carri armati sovietici, assieme a Puskas.
Il celebre campione magiaro si rifugia nella Spagna franchista, il nostro signor Szolti fa meno strada e, pare, che si fermi nella vicina Vienna.
Andando avanti in questa storia la scelta della capitale austriaca sembrerà inevitabile in una specie di "remake" del "Il terzo uomo", il cult-movie di Orso Welles ambientato nella Vienna del dopoguerra, autentico crocevia del gioco di spie negli anni della guerra fredda.
Il signor Szolti, per misteriosi motivi , assume incarichi (siamo sempre ai "si dice") in seno alla federazione calcistica austriaca.
Di lui si parlerà anni dopo come di un "ex arbitro internazionale" , ma pochi, per non dire nessuno, confermeranno il fatto che lo fosse stato davvero.
Abbiamo detto che assieme a lui erano fuoriusciti dall'Ungheria i vari Puskas, Czibor e Kocsis, andati a fare la fortuna dei grandi club spagnoli: il Real ed il Barcelona.
A posteriori, pare, che anche il signor Szolti, sia pure con altri mezzi, contribuisse anche lui alle fortune del Real Madrid in misura anche maggiore del suo connazionale Puskas.
Connazionale ? Siamo sicuri ? No, neppure di questo, siamo sicuri.
In realtà il signor Szolti pare fosse "apolide", nel senso che, come esule, non possedeva un passaporto, o meglio, secondo altri, non ne aveva solo uno… Nell'Europa di quegli anni, il signor Szolti, non è il solo a vivere questa condizione, al giorno d'oggi praticamente sconosciuta.
Limitandosi all'ambiente calcistico, anche il grande attaccante dell'Inter Stefano (Istvan) Nyers era "apolide", ma mentre "le Grand Stefano", come lo avevano ribattezzato al Racing di Parigi da dove lo "importò" l'Inter, segnava dei gol, l'altro fa in modo che "le cose accadano".
Oggi lo definiremmo "un faccendiere" , all'epoca vive in una sorta di limbo dorato, coperto dagli interessi, molto più limitati di quelli attuali, ma pur sempre cospicui, dei grandi club del calcio internazionale.
E' amico di tutti gli arbitri d'Europa, ha entrature presso le principali federazioni, viaggia al seguito, ora del Real Madrid, ora del Barcelona, alloggia in alberghi di lusso dei quali conosce i direttori.
Durante uno di questi viaggi incontra Angelo Moratti, ambizioso petroliere che da anni sta cercando di portare ad un successo, paragonabile a quello suo personale, la squadra per cui fa il tifo : l'Inter.
E' qui che inizia la storia che gli inglesi raccontano.
Pare che fra i due nasca un rapporto di amicizia, di certo accade che l'Inter, che fino ad allora non ha raccolto nulla, ingaggi un allenatore reputato magico, Helenio Herrera, ed un giovane manager che ha portato il Mantova dalla quarta serie alla Serie A: Italo Allodi.
L'Inter vince il campionato, poi gioca, per la prima volta, la Coppa dei Campioni, il cui prestigio lievita anno dopo anno.
Qui entra in scena il nostro signor Szolti.
Secondo gli inglesi accompagna l'Inter in giro per l'Europa, ufficialmente come una sorta di facoltoso supporter, in realtà come una sorta di eminenza grigia, di "dirigente addetto all'arbitro" come si malignerà già all'epoca.
Infatti si narra che gli stanzini dei direttori di gara di tutta Europa per lui non siano mai chiusi.
Il signor Szolti diventa una sorta del Mackie Messer brechtiano: dove accade qualcosa di poco chiaro, lui c'è.
Vediamo qualche esempio.
Nella semifinale col Borussia Dortmund a Milano, la partita destinata a spalancare all'Inter le porte della sua prima finale di Coppa Campioni, Suarez perde la testa e colpisce un avversario con un calcio al basso ventre.
San Siro trattiene il fiato.
Il fallo sarebbe da espulsione, ma sembra che l'arbitro ammonisca soltanto, lo spagnolo suscitando le ire dei tedeschi.
All'epoca non ci sono ancora i cartellini rossi e gialli da mostrare al giocatore e al pubblico, l'arbitro scrive soltanto il nome sul taccuino, ed alla fine su quel taccuino non figurerà il nome di Luis Suarez che , altrimenti, sarebbe stato comunque squalificato per la finale.
Finale che si disputa nella "sua" Vienna contro il Real Madrid una società che Szolti ha servito in passato e che è maestra a gestire certi rapporti con i direttori di gara.
Szolti, raccontano, fa in modo che quella volta l'arbitro non sia troppo affascinato dall'avversario dell'Inter che trionfa.
Angelo Moratti gli è grato e Deszo Szolti diventa, secondo gli inglesi almeno, una sorta di "factotum" della società nerazzurra.
Scorrazza per l'Europa, organizza le trasferte, sceglie gli alberghi, contatta gli arbitri, secondo qualcuno li sceglie addirittura, ma il suo nome non figura sui libri paga dell'Inter, nè su quelli delle altre aziende di Angelo Moratti.
Vent'anni dopo Allodi risponderà con un sorriso alla domanda di un giornalista che definiva Szolti una sorta di "ministro degli esteri" della Grande Inter.
Pare infatti che offra i suoi servigi anche ad altre squadre : quando il Bologna, impegnato in uno spareggio con l'Anderlecht in Coppa Campioni rifiuta qualche consiglio, perde "alla monetina".
Secondo il giornalista inglese che trent'anni fa lanciò per primo questa storia si trattò di qualcosa più di una coincidenza.
Ma gli inglesi puntano soprattutto il loro indice accusatore su due fatti che li riguardano direttamente.
Maggio 1965, l'Inter affronta nella gara di ritorno delle semifinali di Coppa Campioni il Liverpool che l'ha travolta all'andata per 3-1.
In un San Siro gremito l'Inter fa il miracolo : 3-0, ed una partita che diverrà leggenda.
Una leggenda alla quale, secondo gli inglesi, non è estraneo il nostro "signor Szolti".
Andiamo con ordine : l'Inter va in vantaggio con una punizione di Mario Corso dopo pochissimi minuti Un'esecuzione splendida, ma gli inglesi sostengono che l'arbitro avesse esplicitamente indicato che il tiro era "indiretto" e quindi che il gol non doveva essere convalidato.
Due minuti dopo, Peirò rimetteva la bilancia in equilibrio con un gol storico, ottenuto rubando la palla al portiere inglese che stava per rinviare.
Anche in questo caso l'arbitro decide di convalidare il punto.
La stampa inglese insorge, ma tutto viene abilmente messo a tacere puntando sul fatto che "gli inglesi non sanno perdere" .
Aprile 1973, un'altra squadra italiana ed un'altra squadra inglese si affrontano in una semifinale di Coppa Campioni.
Stavolta sono Juventus e Derby County a sfidarsi.
Nel frattempo sono cambiate molte cose, Szolti e l'Inter si sono lasciati anni prima dopo qualche incomprensione.
Angelo Moratti ha lasciato la presidenza, Helenio Herrera sverna da qualche anno a Roma ed Italo Allodi è approdato alla corte della Juventus.
La gara di Torino lascia strascichi polemici pesantissimi.
Secondo Brian Glanville, prima firma sportiva del Daily Mirror, l'arbitro Schulenburg, tedesco occidentale, viene avvicinato nell'intervallo dal connazionale Helmut Haller, che gioca nelle file bianconere e, nella ripresa, ammonisce Mc Farland e Gemmill , che , già diffidati, non potranno giocare la gara di ritorno.
A fine gara Peter Taylor, vice allenatore inglese, viene addirittura fermato dalla Polizia mentre cerca di assalire l'arbitro, ma, misteriosamente, del fatto sembra non esservi traccia del referto arbitrale.
La gara di Derby promette di essere incandescente, tuttavia, dopo una dura battaglia la Juve strappa lo 0-0 che la qualifica, ma il bello deve ancora venire.
Il giorno dopo la partita, infatti, un articolo di Brian Glanville rivela che l'arbitro della partita di Derby, il portoghese Marques Lobo, avrebbe denunciato all'UEFA di essere stato avvicinato "nei giorni precedenti la gara" da un non meglio precisato "funzionario della Juventus".
Il club italiano smentisce sdegnosamente le accuse, ma quando, in un articolo successivo, viene fatto il nome del personaggio identificato come "funzionario" bianconero si scopre che si tratterebbe ancora di lui, del signor Szolti.
Lo scandalo dilaga.
Il Daily Mirror scatena la sua battaglia contro gli "imbroglioni italiani", la nostra stampa fa quadrato e difende a spada tratta il buon nome del nostro calcio, ma in qualcuno si insinua, profondo, il tarlo del dubbio.
Qualcuno ricorda quel nome, e fra i molti "si dice", vi è anche quello secondo il quale il signor Szolti abbia l'anno prima aiutato, "in nome della vecchia amicizia" , l'Inter ad uscire dal pasticcio della lattina col Borussia, facendo in modo che l'arbitro Dorpmans si ricordasse molte più cose di quelle scritte nel primo rapporto.
L'impressione che resta , dopo un paio di mesi di polemiche infuocate, è che il signor Szolti abbia agito per suo conto.
Tradito dal cambio dei costumi intervenuto nel calcio : mai, infatti, si sarebbe sognato che un arbitro da lui contattato, finisse per denunciare l'accaduto.
In un certo senso è la fine per Deszo Solti e la sua epoca .
Il suo nome è diventato troppo noto , così come le sue gesta, vere o presunte.
Le porte di spogliatoi e tribune d'onore cominciano a chiudersi, qualcuno , magari gli stessi che in prossimità delle grandi sfide di Coppa gli facevano recapitare l'invito "tutto compreso" ad assistervi, gli fa sapere che adesso non è più il caso.
Nel suo mestiere la pubblicità è controproducente e quando il suo nome finisce per mesi sulle prime pagine dei giornali le cose si complicano fino a diventare impossibili.
Si chiude così la carriera clandestina del signor Szolti, una carriera ricca di successo in un campo nel quale dei successi non si può menar vanto, specialmente se se ne vogliono ottenere altri.
Da allora, periodicamente, il suo nome, un nome cui quasi sempre nessuno riesce ad associare un volto, torna sulle prime pagine dei tabloid nell'intento, mal celato, di infangare questo o quel successo del calcio italiano.
Resta il dubbio che quello che si racconta sia vero, d'accordo, ma la storia di questo Mackie Messer del calcio europeo è affascinante e meriterebbe comunque di non essere dimenticata, anche se si trattasse di una leggenda.